Condividi, , Google Plus, LinkedIn,

Stampa

Pubblicato in:

Ponti articolati e continui: 150 anni di esperienze – seconda parte

Una approfondita analisi dell’evoluzione delle principali tipologie dei ponti Gerber e Cantilever

sfondo poli mi

Un disegno e/o un posizionamento non corretti delle armature possono lasciare scollegato un ampio volume di calcestruzzo. Se su questa zona insiste la pressione dell’appoggio, si possono verificare la rottura dello spigolo e la perdita di equilibrio dell’appoggio.

Una variante di questa situazione si può avere quando l’appoggio si trova ad operare in prossimità dello spigolo. Un altro caso riguarda l’impiego di barre di armatura di grosso diametro, per le quali è difficile rispettare contemporaneamente i vincoli sul raggio di piegatura e sul copriferro.

Un eccesso di piega genera nelle barre microcricche, che, accentuate dalla corrosione, possono causare la rottura della barra anche in presenza di sforzi modesti o nulli. Ha un ruolo di rilievo anche la disposizione delle barre nella sezione della mensola.

In mensole di piccole dimensioni, armate con poche barre di grosso diametro, disposte su un solo strato, questi fenomeni risultano accentuati. Infatti, lo spazio limitato e la necessità di rispettare gli spessori di copriferro rendono difficile un corretto posizionamento dei ferri e la realizzazione di efficaci disposizioni di ancoraggio. Infine, per quanto riguarda il calcolo, si nota che gli schemi puntone-tirante sono affidabili se i puntoni compressi (bottle shaped struts) hanno, rispetto alle dimensioni degli inerti e ai diametri delle barre di armatura, un volume sufficientemente grande da rendere realistiche le ipotesi alla base del metodo.

Ponti quasi-continui (viadotti a catena cinematica, Tied-Deck Girders)

Per ridurre le discontinuità dell’impalcato dovute alla presenza di giunti, negli anni Ottanta iniziò a diffondersi la tipologia di “viadotto a catena cinematica”. Questo tipo di viadotto è composto da una serie di impalcati su appoggi scorrevoli e con un solo vincolo alla traslazione longitudinale (punto fisso).

Il punto fisso è ancorato ad una spalla di estremità, oppure a una pila a metà della lunghezza dell’intero viadotto. La prima scelta riduce le azioni longitudinali, ad esempio per sisma, in testa alle pile; la seconda scelta ripartisce su due tratti l’accorciamento/allungamento relativo tra i due estremi del viadotto. La lunghezza totale di alcuni di questi viadotti supera i 500 m.

In viadotti lunghi e precompressi gli accorciamenti dovuti a ritiro e viscosità e le escursioni termiche stagionali danno luogo a spostamenti longitudinali di valore crescente dal punto fisso verso gli estremi liberi. In fase di progetto si verificherà che, per il massimo accorciamento previsto a tempo infinito, la piastra di scorrimento superiore di tutti gli appoggi e, in particolare, di quelli di estremità, continui ad insistere su quella inferiore, mantenendo un’area di contatto sufficientemente ampia.