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Il viadotto sulla S.S. 35 nell’ambito della riqualificazione della S.P. 46 “Rho-Monza”

Le soluzioni specifiche ed innovative che hanno reso possibile la costruzione dell’opera sopra quattro assi viari, mai interrotti, posti su due livelli sottostanti

Il passaggio ad una soluzione a travata ha eliminato l’impatto dell’arco e su una luce minore, ma comunque ragguardevole, di 110 m, e ha consentito di evitare ogni interferenza con i vincoli sottostanti grazie ad alcune soluzioni innovative. Fondamentale è stata, infatti, la scelta del sistema di scarico connessa alla capacità dell’impalcato, adeguatamente dimensionato, di poggiare dopo la luce principale su due soli dispositivi di vincolo senza alcun ritegno di incastro torsionale.

Questa disposizione inconsueta, soprattutto nel panorama infrastrutturale italiano, laddove, al contrario, risulta assai frequente in Svizzera, ha permesso di ridurre la dimensione delle pile ad un mero fusto con diametro di soli 3 m e di posizionarle in ambiti minimi. Evidentemente, le azioni orizzontali e le stesse eccentricità di carico devono essere contenute affinché la soluzione consenta di ridurre effettivamente la dimensione del fusto e delle fondazioni che in questo caso insistono sulle scarpate dei rami sottopassanti e sono state realizzate con pozzi.

Per ridurre le azioni orizzontali ed eliminare la spalla fissa longitudinale, in sede di progetto esecutivo di dettaglio è stato adottato un vincolamento con isolatori a pendolo attritivo a singola superficie, pur in presenza di azioni sismiche molto ridotte. Questi dispositivi, con carico verticale di 80.000 kN, sono i più grandi mai realizzati in Italia (di produzione FIP industriale) e hanno richiesto la prova di accettazione al laboratorio di San Diego (in ogni caso non in grado di arrivare alla azione ultima degli stessi). Il vero vantaggio conseguito con l’adozione di dispositivi a pendolo attritivo, oltre al sostanziale annullamento dell’azione sismica (con un periodo pari a 2,63 s e una ordinata spettrale di 0,041 g, a fronte di spostamenti di soli 8,2 cm), è stata la riduzione dell’ingombro dei dispositivi.

Gli appoggi in disco di elastomero confinato, infatti, hanno una pressione ammissibile della gomma che è circa la metà di quella della superficie di attrito dei friction pendulum e, pertanto, una superficie di contatto necessariamente maggiore. L’impalcato, con una larghezza di 29,4 m è sostenuto da tre travi alte 4 m con travi di spina esterne alle travi. La sezione ha un comportamento a cassone equivalente, necessario in relazione alla grande larghezza ed eccentricità dei carichi e soprattutto alla presenza dell’appoggio singolare che chiude lo schema di torsione su una luce di circa 215 m sulle pile P1 e P4.