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Il Punto di Vista della Prof.ssa Tullia Iori sul viadotto Polcevera

Morandi nella storia dell’ingegneria strutturale

sfondo iori

Vi invitiamo a leggere i Punti di Vista di altri illustri Esperti della materia

Il disastro di Genova, segnato da così tante vittime innocenti, è un nuovo Vajont e avrà conseguenze sulla storia dell’ingegneria strutturale italiana dei prossimi decenni. Il viadotto sul Polcevera era un capolavoro, l’opera più originale del nostro ricco patrimonio di ponti, l’icona più famosa dell’ingegneria strutturale Made in Italy.

Si trattava del primo ponte strallato “omogeneizzato”, cioè il primo ponte in cui Riccardo Morandi applica la sua “invenzione”: “coinvolgere” i trefoli di acciaio degli stralli in una guaina protettiva di cemento armato, precompresso in modo da non essere mai sottoposto a trazione e quindi evitare le fessure.

Ma non solo: la guaina esercita un ruolo chiave anche nel ridurre il fenomeno della fatica nei cavi di acciaio, essendo stata concepita per collaborare alla resistenza durante il passaggio dei carichi viaggianti, anche aumentando di molto la sezione utile e quindi riducendo sensibilmente gli allungamenti dello strallo.

Invenzione maturata nel progetto per il viadotto sulla laguna di Maracaibo ma non messa in atto nel cantiere venezuelano e poi sperimentata, in scala ridotta, nella copertura dell’aviorimessa Alitalia per l’aeroporto di Fiumicino, molto meno ardita e senza carichi viaggianti.

Dunque un ponte prezioso: un’opera d’arte simbolica della rinascita dell’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, capace di sintetizzare il successo delle strutture italiane negli anni del boom economico, come abbiamo ricostruito esattamente durante la ricerca SIXXI (per approfondimenti, si veda T. Iori, S. Poretti (a cura di), SIXXI 4, “Storia dell’ingegneria strutturale in Italia”, Gangemi, Roma 2017).