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Il ponte Romano-Posa: uno storico attraversamento

Il nuovo ponte sul fiume Adige che collega il comune di Terrazzo con quello di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, rappresenta una soluzione felice del tema classico del ponte

Un’opera di per sé importante dal punto di vista ingegneristico data la rilevanza delle luci, il tipo di attraversamento, le difficoltà legate all’orografia del territorio, ma anche come risposta al soddisfacimento di un’esigenza forte di un collegamento tra le comunità poste sulle sponde dell’Adige, che si è protratta nei secoli.

Immagini

  • Una vista delle campate laterali
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    Una vista delle campate laterali
  • Il rendering con vista a volo d’uccello del nuovo attraversamento sul fiume Adige
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    Il rendering con vista a volo d’uccello del nuovo attraversamento sul fiume Adige
  • La realizzazione dei pozzi di fondazione per le pile in alveo
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    La realizzazione dei pozzi di fondazione per le pile in alveo
  • La posa dell’armatura
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    La posa dell’armatura
  • Il getto delle pile
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    Il getto delle pile
  • Le opere provvisionali per la formazione delle isole in alveo
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    Le opere provvisionali per la formazione delle isole in alveo
Introduzione e descrizione generale dell’opera

L’opera in oggetto ha l’importante funzione di creare un nuovo collegamento tra l’argine destro e l’argine sinistro del fiume Adige, in un tratto lungo circa 22 km partendo da Legnago sino a Badia Polesine, precedentemente privo di attraversamenti.

Tra i principali obiettivi conseguiti in fase di progettazione si segnalano sia il contenimento dell’altezza del nuovo impalcato in c.a.p. sia la localizzazione dell’attraversamento, che doveva essere tale da consentire un facile raccordo con la viabilità esistente e nel punto in cui la sezione idraulica risultasse più stretta.

Le caratteristiche tecniche
L’impalcato

La sezione tipica è a cassone monocellulare con altezza variabile dai 6,00 m in testa pila ai 2,60 m alla sezione di mezzeria. Gli spessori delle membrature risultano variabili. La precompressione è stata realizzata secondo un tracciato poligonale interno al cassone. I cavi sono stati suddivisi in tre famiglie principali:

  • cavi disposti all’estradosso in soletta con asse di simmetria sulle pile per garantire la stabilità della stampella a sbalzo in fase di costruzione;
  • cavi disposti all’estradosso e all’intradosso in mezzeria delle campate centrali per garantire la connessione e continuità dell’impalcato;
  • cavi all’intradosso nelle campate laterali per garantire la connessione dell’impalcato.

Grazie alla funzionalità CABD (Computer Aided Bridge Design) è stato possibile modellare l’impalcato riferendo la geometria ad un asse di riferimento che è stato definito sulla base del concetto di tracciato stradale, ovvero come sequenza di rettifili, curve a raggio variabile e costante e “stazioni” progressive (placement) che individuano delle sezioni importanti lungo la struttura (appoggi, giunti tra due conci, ecc.). La sezione tipica dell’impalcato è stata definita nel “Cross Section Editor” sulla base del disegno AutoCAD® e sono state poi assegnate le variabilità inserendo dei punti nella sezione le cui coordinate (assolute o relative) variano lungo il suddetto asse; tutte le sezioni intermedie sono state interpolate automaticamente dal software.

Le spalle e le pile

Le spalle e le pile sono realizzate con strutture tradizionali in calcestruzzo armato.

Gli apparecchi di appoggio, i giunti e i dispositivi di protezione sismica

L’impalcato del ponte è ancorato, in corrispondenza di ciascun allineamento verticale, su coppie di apparecchi di appoggio, uno di tipo multidirezionale e uno di tipo unidirezionale longitudinale.

La resistenza degli appoggi è stata determinata tenendo conto sia delle condizioni d’uso sia delle fasi transitorie nel corso dell’esecuzione delle stampelle.

La struttura è dotata di un sistema di protezione sismica agente in senso longitudinale, costituito da dissipatori viscosi a comportamento rigido-plastico a doppio effetto. L’azione sismica è stata valutata in conformità con quanto previsto dall’Ordinanza n° 3274 del 20.03.2003.

La cantierizzazione

Per la costruzione delle pile in alveo sono state eseguite una serie di opere provvisionali atte a consentire l’accesso in sicurezza ai luoghi di lavoro delle maestranze e dei mezzi d’opera necessari per la realizzazione degli elementi strutturali.

I pozzi sono stati preliminarmente delimitati attraverso la realizzazione di una doppia coronella di jet-grouting, per un pre-consolidamento del terreno. Contestualmente si è proceduto alla realizzazione dei tappi di fondo, al fine di evitare sifonamenti a causa della pressione idraulica, utilizzando il sistema di iniezione ad alta pressione (jet-grouting) di miscele cementizie. Completata la realizzazione delle coronelle di calcestruzzo e del tappo di fondo, si è proceduto, prima della scavo, alla realizzazione del cordoli di sommità. Si è quindi provveduto, in avanzamento con le fasi di scavo, al montaggio di centine metalliche di contrasto con successivo rivestimento delle pareti con spritz-beton.

Eseguite le fondazioni e le strutture verticali, è iniziata la costruzione dell’impalcato mediante getto in opera di 10+10 conci a partire dalle singole pile centrali.

La realizzazione della campata è stata completata con la costruzione del concio di chiave gettato in opera e rinforzato superiormente ed inferiormente da barre di acciaio del tipo Dywidag ad alta resistenza.

Analogamente sono stati realizzati i conci di spalla per collegare l’impalcato con la struttura terminale del manufatto. In sede di esecuzione dell’opera, sono state introdotte alcune varianti tecniche, che hanno inteso accogliere alcune proposte migliorative in diminuzione di costo dell’impresa, forte di un proprio know-how nella realizzazione di manufatti simili.

La soluzione costruttiva ha privilegiato la scelta del sistema di getto in opera dei conci in avanzamento con carro Dywidag in alternativa al montaggio di conci prefabbricati a pié d’opera previsto dal progetto esecutivo. Si è deciso inoltre di utilizzare la precompressione parziale anziché la precompressione totale, considerando la presenza di armatura lenta longitudinale all’interno dell’impalcato, resasi necessaria alla luce della tecnologia costruttiva adottata. Le anime del cassone monocellulare, infine, sono state realizzate in posizione verticale rispetto alla soluzione di progetto esecutivo, che prevedeva anime inclinate, per un’ottimizzazione della metodologia costruttiva.