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Il ponte degli Arci a Tivoli

Il ponte degli Arci, detto anche ponte degli Acquedotti - la cui costruzione è praticamente ultimata alla data di stampa di questo fascicolo -, risolve finalmente il trentennale problema di congestione della S.P. 33 (Empolitana) del tratto di collegamento tra l’abitato di Tivoli e lo svincolo autostradale di Castel Madama della A24

sfondo integra

Volendo utilizzare queste sezioni aperte su luci importanti in curva è allora importante porre una certa attenzione al dimensionamento e al posizionamento dei trasversi, che devono essere posizionati il più possibile in prossimità delle cuspidi delle travi principali, al fine di chiudere tali spinte fuori asse ovvero per riprendere i momenti torcenti nati per deviare i momenti flettenti principali longitudinali e mantenerli nel piano verticale delle travi.

Per il ponte in esame sono stati scelti dei trasversi reticolari realizzati con profili accoppiati L140x15 e imbullonati sugli irrigidimenti verticali. Fanno eccezione il trasverso di pila che è realizzato con profili singoli HEA240 e flangiato agli irrigidenti verticali (realizzati in pila con profili a T) e i due trasversi di spalla, che sono entrambi ad anima piena in quanto di altezza minore. Un’ulteriore complicazione dell’impalcato è quella della curvatura altimetrica e della rotazione di sagoma della piattaforma, dovuta alla variabilità della curvatura planimetrica.

Nella progettazione dei ponti si chiede spesso alla progettazione stradale di semplificare di conseguenza la realizzazione della carpenteria, ovvero minimizzare le ricariche in soletta. Con l’acciaio tutte queste rotazioni possono essere in effetti seguite passo passo modificando altezza delle travi e loro posizione relativa.

Questo non è difficile da attuare a livello di progettazione, dove i moderni strumenti di disegno computerizzato 3D hanno semplificato enormemente le procedure, in quanto non c’è più bisogno di proiezioni e di calcoli.

Il nostro solido si disegna direttamente in 3D e le lunghezze e la geometria dei vari pezzi si ricavano a posteriori, partendo da una struttura connessa e combaciante. Resta invece ancora molto complesso e di grande perizia l’assiemaggio in opera dei pezzi che arrivano dallo stabilimento.

Qui il modello 3D che è servito a realizzare il ponte non è di grande aiuto. È necessario comprendere la filosofia con la quale si è approssimato con una spezzata il solido curvilineo e quindi ricostruire a scala reale il tutto, perché è bene non fidarsi esclusivamente delle letture topografiche, che pure possono essere risolutive.

Fortunatamente per gli Scriventi sia la carpenteria metallica realizzata dalla CMP International, sia il montaggio eseguito dalla Bridge Srl sotto la direzione di Salvatore Ardillo sono stati impeccabili.

Il ponte è stato quindi montato saldando le travi in quattro macroconci longitudinali che sono stati successivamente sollevati con otto tiri e messi in opera mediante l’ausilio di due pile provvisorie.