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Il caso del ponte sul fiume Morto

Impiego di malte duttili e di armatura non metallica per la riparazione e il rinforzo di un ponte sulla S.S. 1 “Aurelia” presso Pisa

L’analisi dello stato di fatto e gli obiettivi dell’intervento

Dopo circa 70 anni di vita, la struttura del ponte sul fiume Morto mostra vari segni di degrado. Nella situazione prima dell’inizio dei lavori di restauro, si notano riquadri di soletta con armatura affiorante e distacchi di calcestruzzo dalle pareti delle travi con messa in luce quasi ovunque del primo strato di armature principali delle travi. Precedenti interventi di restauro del copriferro presentano ampie sfogliature e distacchi L’obiettivo del provvedimento “del Fare” (D.L. 69/2013) ha coinvolto in prima persona gli Uffici ANAS di tutti i Compartimenti italiani.

Diverse opere necessitanti urgenti interventi di riparazione e/o rinforzo attendevano già da tempo il via libera dalle Autorità di controllo. Il ponte sul fiume Morto è una di queste: le situazioni di degrado riscontrate erano divenute preoccupanti e non si poteva più attendere oltre. Considerato il carattere di manutenzione conservativa dell’opera alla consegna dei lavori l’Impresa ha eseguito, come da Capitolato, un’attenta analisi dello stato di dettaglio delle parti d’opera conclusasi con la presentazione alla D.L. del progetto costruttivo di dettaglio derivante dall’aver effettuato le seguenti indagini:

  • carotaggio sulla soletta;
  • campagna Sonreb;
  • operazioni di demolizione sui cordoli e delle copertine che impedivano il controllo degli organi di appoggio;
  • serie di prove chimiche per valutare la profondità del degrado da carbonatazione del calcestruzzo.

I criteri che hanno guidato l’attività di restauro sono i seguenti:

  1. per l’intradosso impalcato:
  • applicazione di passivante migrante per aumentare l’impermeabilità del calcestruzzo originario attorno alle armature;
  • rifacimento di tutto il copriferro, con impiego di malte compatte e prestazionali;
  • placcaggio di tessuti in filo di carbonio ad alto modulo elastico CFRP-HM per il recupero e il rinforzo a flessione e a taglio;
  1. per l’estradosso dell’impalcato:
  • rimozione della crosta degradata e carbonatata;
  • creazione di fori “radice” per migliorare l’aderenza del ripristino;
  • posa di armatura in rete con potenziamento della stessa nella zona di sbalzo;
  • colaggio di malta duttile (High Performace Fiber Reinforced Concrete) per uno spessore di 8-10 cm;
  • rifacimento del manto stradale con minimo spessore, per non aumentare la massa complessiva dell’opera;
  1. per le pile:
  • rimozione del copriferro ed immediato inserimento di staffature pre-tesate provvisorie per evitare i fenomeni di instabilizzazione dei correnti verticali esposti;
  • pulitura accurata;
  • posa di protettivo passivante migrante;
  • sabbiatura, pulitura e posa di nuova armatura di acciaio sul perimetro;
  • casseratura e colaggio di betoncino Self Compacting Concrete per uno spessore di 7-8 cm.