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I viadotti delle complanari

Ad Est di Roma, le nuove complanari potenziano il tratto di penetrazione urbana dell'Autostrada A24, Roma-L'Aquila. I lavori, completati a Febbraio 2014, con quattro mesi di anticipo rispetto al cronoprogramma, sono stati eseguiti dalla Società Toto Costruzioni SpA

In tal caso occorre controllare la deformabilità trasversale introducendo dei dispositivi di smorzamento.

Per viadotti di maggiore lunghezza sono stati introdotti, a tal scopo, dei dispositivi sulla prima e l’ultima pila; per lunghezze ancora maggiori, come nel caso del viadotto Dell’Osa da 268 m, i dispositivi sono stati collocati sulle prime ed ultime due pile.

Gli smorzatori, montati all’intradosso dei trasversi, sono realizzati con pacchetti di neoprene che lavorano trasversalmente per deformazione a taglio e consentono invece gli spostamenti longitudinali mediante una slitta in acciaio-teflon.

Trasversalmente gli apparecchi di appoggio sono di tipo fisso in corrispondenza delle sole spalle; per soddisfare il requisito di “robustezza strutturale” si sono perciò disposti denti di arresto a scongiurare l’evento estremo di caduta dell’impalcato.

Conclusioni

Il progetto dell’opera, inizialmente redatto in sede definitiva in base a Normative ormai superate, nel 2009 è stato sviluppato a livello esecutivo in base alla vigente Normativa NTC-08; ciò per volere della Società Concessionaria Strada dei Parchi SpA, anche sulla spinta dei gravosi accadimenti del terremoto de L’Aquila.

L’esistenza di un progetto definitivo già approvato, oltre alle condizioni ambientali fortemente antropizzate, ponevano pertanto forti vincoli nello sviluppo della successiva fase esecutiva, nella quale si introducevano azioni simiche di un ordine di grandezza superiore a quelle precedentemente considerate.

In tale contesto, i criteri guida della progettazione si sono ispirati più a quelli di un adeguamento antisismico che non a quelli di un’opera di nuova realizzazione. 

In particolare, per limitare al massimo le azioni trasversali sulle pile, si è adottato uno schema dei vincoli che prevede di liberarle completamente in tale direzione, mantenendo fissi i soli appoggi di spalla. Si ottiene in tal modo un “sistema di isolamento trasversale” in grado di aumentare notevolmente il periodo proprio della struttura, senza però l’utilizzo di dispositivi veri e propri, o quasi; in alcuni casi, per opere oltre una certa lunghezza, occorre infatti introdurre alcuni elementi che consentano di governare la deformabilità trasversale dell’impalcato.