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L’evoluzione del laboratorio sperimentale infrastrutture di trasporto

Didattica e ricerca: lo scorso 16 Marzo al Politecnico di Milano è stato inaugurato il laboratorio Infralab nella sua rinnovata configurazione. La Redazione era presente al taglio del nastro e al Convegno che l’ha preceduto, ponendo alcune Domande al Prof. Maurizio Crispino

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Il Prof. Maurizio Crispino del Politecnico di Milano

Dopo l’omaggio al Prof. Da Rios e i ringraziamenti al Prof. Gianpaolo Rosati, che ha svolto la funzione di traghettatore nei quattro anni seguiti alla fusione di due dipartimenti nell’attuale DICA, il Prof. Crispino ha ripercorso la storia del Laboratorio, il cui ambito riguarda didattica, ricerca scientifica e tecnologica nel campo delle costruzioni, attraverso alcuni dei lavori più importanti (tra cui spiccano i successi presso gli aeroporti di Orio, Linate e Malpensa, e il circuito di Monza per la F1) e le collaborazioni con prestigiosi laboratori internazionali.

L’intervento ha sottolineato con forza il principio cardine alla base del processo di prova, ovvero la realizzazione in vera grandezza che ne costituisce parte essenziale, e che nel caso del Laboratorio Sperimentale Infrastrutture di Trasporto si traduce da ormai 15 anni, attraverso convenzioni, in un rapporto diretto con Imprese dotate di aree prove in presenza di traffico pesante.

Diversi sono i grandi temi in ambito infrastrutturale affrontati nella relazione e inclusi nell’ambito di competenza di Infralab: aggregati alternativi di riutilizzo, economia circolare, asfalti drenanti, conglomerati tiepidi, misti cementati, utilizzo di vetro per pavimentazioni stradali, applicazioni fotocatalitiche per ridurre l’inquinamento atmosferico, sigillanti per la riqualificazione di lastre in piste aeroportuali, e le fibre ottiche dotate di celle per misurare la deformazione, comprese nelle dotazioni del Laboratorio.

Il Prof. Crispino si è soffermato anche sull’importanza del Laboratorio prove e del suo ruolo a supporto dei cantieri: deve essere proattivo e veloce nelle risposte, facendole pervenire entro un numero limitato di ore, quando il lavoro è ancora in corso d’opera.

La conclusione dell’intervento ha riguardato gli scenari futuri, ipotizzando cosa potrebbe accadere da qui al 2030: attrezzature che riducano il ricorso all’intervento umano (e di conseguenza anche le possibilità di errore), aumento della standardizzazione, riduzione dei tempi di prova, incremento dei controlli, un’affidabilità sempre maggiore del risultato e, infine, un uso di tecnologie sempre più rispettose dell’ambiente e della sicurezza.