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Il ruolo dell’attivante di adesione – seconda parte

Esistono additivi per conglomerati bituminosi in commercio da quasi 50 anni che sono molto usati in Paesi esteri ma poco in Italia. Un esempio sono gli attivanti di adesione che possono garantire la vita utile delle pavimentazioni, evitando ammaloramenti come sgranamenti e formazione di buche

Conclusioni

L’azione negativa che l’acqua apporta ai conglomerati bituminosi è stata studiata, sia in ambito nazionale ma soprattutto in quello internazionale, sotto diversi aspetti: da quello chimico, a quello meccanico, sino a quello molecolare. In ogni caso, indipendentemente dalla teoria sviluppata, è stato accertato che se l’adesione bitume-aggregato non è ottimale, insediandosi tra i due elementi, l’acqua accelera l’ammaloramento della pavimentazione (sgranamenti, fessurazioni, buche, ecc.) e ne riduce la vita utile. La perfetta adesione tra bitume-aggregato non è sempre ottenibile semplicemente mescolando le materie prime, ma è comunque raggiungile con l’utilizzo di attivanti di adesione che possono essere di natura amminica, polifosforica e silanica; è evidente che il miglior attivante deve essere scelto in funzione della natura dell’aggregato utilizzato (porfidi, graniti, calcari, ecc.).

Lo sviluppo di prove di laboratorio su conglomerati bituminosi hanno effettivamente evidenziato come le prestazioni (Modulo di Rigidezza) possano essere garantite anche dopo immersione costante in acqua per diverse settimane, a differenza di miscele non additivate che hanno perso mediamente il 56% delle proprie prestazioni. Unendo la fase sperimentale di laboratorio con quella progettuale, con l’ausilio del Catalogo delle Pavimentazioni e dell’AASHTO Guide, si è anche verificato come, focalizzando l’attenzione al solo strato di usura e ipotizzando gli strati sottostanti “pariprestazionali” nel tempo, si è anche verificata la conseguente perdita di vita utile della pavimentazione, sotto forma cicli di carico sopportabili (W8,2). Utilizzando attivanti di adesione, la pavimentazione garantisce dopo diverso tempo un numero di assi sopportabili pari a quelli della miscela al tempo iniziale (–7% di W8,2), rispetto a quella non additivata (–34% di W8,2). Il risultato sarebbe ancora più palese e importante se la variazione delle prestazioni meccaniche fosse stata variata per tutti gli strati in conglomerato bituminoso, come realmente accade dopo la realizzazione della pavimentazione.