Il completamento dei lavori tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia non rappresenta un semplice ampliamento di carreggiata, ma la realizzazione ex novo di un’infrastruttura strategica che integra sicurezza, sostenibilità e innovazione tecnica in uno dei corridoi più trafficati d’Europa.
L’ampliamento dell’autostrada A4 tra Venezia e Trieste segna un punto di svolta fondamentale per la logistica e la mobilità del Nordest italiano. Durante un recente convegno organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Venezia, è emerso con chiarezza che gli interventi in corso lungo il tracciato non possono essere definiti come un mero allargamento della sede stradale esistente. Si tratta, a tutti gli effetti, della costruzione di una vera e propria nuova autostrada che si sviluppa per oltre 75 chilometri. I numeri dell’opera confermano la complessità ingegneristica dell’intervento che ha visto finora la realizzazione di 22 ponti e viadotti, 27 cavalcavia, 37 sottopassi e ben 154 aree di depurazione, oltre a 45 chilometri di barriere fonoassorbenti necessarie per mitigare l’impatto acustico sul territorio.
L’iter di questa opera strategica affonda le radici nel 2001, anno in cui il CIPE inserì l’ampliamento della A4 tra Quarto d’Altino e Villesse nel programma delle opere prioritarie per il Paese. Tuttavia, la spinta decisiva è arrivata solo con la dichiarazione dello stato di emergenza nel 2008, che ha permesso alla struttura commissariale di attivare le procedure necessarie per l’avvio dei cantieri. Paolo Perco, direttore della direzione tecnica di Autostrade Alto Adriatico e Responsabile Unico del Procedimento, ha evidenziato come la realizzazione dei lavori abbia dovuto superare barriere burocratiche e normative non trascurabili. Tra queste, l’obbligo di approvazione dei piani economico-finanziari e la fase di transizione legata al subentro della nuova società concessionaria nel 2023.

Un aspetto rilevante riguarda il modello di finanziamento dell’infrastruttura. A fronte di un investimento complessivo che si aggira intorno ai 2 miliardi di euro, l’opera non beneficia di contributi statali significativi. Le risorse provengono prevalentemente dagli introiti dei pedaggi, che la Società mantiene bloccati da otto anni e tra i più contenuti a livello nazionale, e dai fondi propri di Autostrade Alto Adriatico. Nonostante l’instabilità internazionale e l’incremento del costo delle materie prime, che ha generato un aggravio di 600 milioni di euro dal 2022, la concessionaria ha già investito oltre un miliardo di euro per garantire la continuità dei lavori.
La nuova frontiera dei cantieri si sposta ora in Veneto, nel tratto compreso tra San Donà di Piave e Portogruaro. Questa fase rappresenta una sfida tecnica senza precedenti in Italia poiché prevede la costruzione della terza corsia mantenendo l’autostrada sempre operativa con due corsie per senso di marcia. Con un quadro economico di 870 milioni di euro, il progetto esecutivo sarà presentato all’inizio dell’estate, mentre l’apertura dei cantieri è fissata per i primi mesi del 2027. L’intervento richiederà la demolizione e ricostruzione di nove ponti, tra cui quelli sui fiumi Malgher e Livenza che subiranno un sensibile innalzamento per rispettare le attuali prescrizioni idrauliche.
L’opera prevede inoltre la creazione di un nuovo svincolo e casello a San Stino di Livenza, situato a circa due chilometri dall’attuale e progettato con dimensioni monumentali: 70 metri di larghezza per ospitare otto porte totali tra ingresso e uscita. Mariano Carraro, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Venezia, ha definito la terza corsia come un laboratorio avanzato di ingegneria della sostenibilità, capace di generare valore per il territorio e per le future generazioni. Anche la Regione Veneto, per voce di Andrea Menin, ha ribadito l’importanza dell’opera nel collegare i mercati regionali a quelli internazionali, confermando il supporto costante della struttura regionale per rispondere alle istanze delle comunità locali coinvolte.
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