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Strade romane? Non tutte portavano a Roma

(La seguente notizia è ripresa dal web magazine di Anas “Le Strade dell’Informazione”)

Non tutte le strade portavano a Roma. Almeno non nel senso suggerito dall’immagine tradizionale di un sistema viario costruito intorno alla capitale dell’Impero. La prima analisi quantitativa ad alta risoluzione di quasi 300 mila chilometri di strade romane – come riporta Agi – mostra che Roma non occupava una posizione eccezionalmente centrale nella rete terrestre imperiale e che città come Antiochia, Ankara e soprattutto Bisanzio potevano trovarsi in posizioni strategicamente migliori.

Cade anche un altro luogo comune: le strade romane privilegiavano percorsi rettilinei quando il territorio lo consentiva, ma nel complesso erano meno dritte delle grandi arterie moderne e dovevano adattarsi frequentemente alla morfologia del terreno. A ricostruire la struttura della rete sono Adam Paout, Tom Brughmans, dell’Aarhus University, e colleghi, che hanno analizzato 299.171 chilometri di strade attraverso il modello digitale Itiner-e. I risultati sono pubblicati su Nature Communications.

Al suo apice, nel 117 d.C., l’Impero romano occupava quasi 5,5 milioni di chilometri quadrati tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Per la prima volta queste regioni erano riunite all’interno di un’unica entità geopolitica, nella quale persone e merci potevano muoversi su scala continentale attraverso strade, fiumi e rotte marittime.

I Romani non costruirono tutto da zero: in alcune regioni ampliarono e integrarono reti preesistenti, mentre in altre realizzarono nuove infrastrutture per collegare centri amministrativi, insediamenti militari e territori appena incorporati.

Proprio l’estensione dell’Impero aveva però impedito finora di verificare quantitativamente alcuni dei luoghi comuni più persistenti sulle sue strade: che fossero prevalentemente dritte e pavimentate, che Roma rappresentasse il centro della rete e che una parte molto consistente delle strade moderne seguisse ancora gli stessi tracciati.

I ricercatori hanno utilizzato Itiner-e, un modello digitale che comprende 299.171,31 chilometri di vie romane, studiando per tratti di un chilometro pendenza, posizione topografica, orientamento e sinuosità. Hanno quindi confrontato alcune di queste caratteristiche con quelle delle principali strade moderne.

Il primo risultato ridimensiona l’immagine della strada romana come una linea retta tracciata indipendentemente dal paesaggio. La tendenza alla rettilineità esisteva ed era evidente soprattutto nelle pianure dell’Europa occidentale, nel bacino pannonico, nell’Africa settentrionale, nella Pianura Padana, in Puglia, nell’Anatolia centrale e in Siria.

Quando il terreno diventava più accidentato, invece, aumentava la sinuosità. Le vie delle zone montuose erano quindi molto più condizionate dalla topografia. Su scala imperiale, concludono gli autori, l’idea che le strade romane fossero uniformemente rettilinee non è corretta. Gli ingegneri cercavano la soluzione più diretta quando era possibile, ma senza perseguire la linea retta a qualsiasi costo.
Il dato sulla pendenza conferma quanto fosse importante rendere le vie percorribili da carri e altri mezzi a ruote: 270.955 chilometri, pari al 90,57% delle strade analizzate, si trovavano entro il limite massimo del 16% di pendenza considerato compatibile con il traffico veicolare.

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