I dati presentati al Festival dell’Economia di Trento tracciano la rotta della rigenerazione infrastrutturale: nel solo primo trimestre del 2026 Aspi investe 525 milioni di euro per manutenzioni e ammodernamento, mentre si profila la trasformazione digitale dell’A22.
La storia delle autostrade italiane è legata a doppio filo con la storia dello sviluppo del Paese e con il benessere dei territori. Oggi questa evoluzione si trova davanti a un bivio strategico, dove le direttrici fondamentali per compiere un necessario salto di qualità sono rappresentate in modo univoco da due priorità attuali: la sicurezza e l’innovazione. Il tema è stato approfondito in occasione del panel “Infrastrutture e priorità” al Festival dell’Economia di Trento, introdotto dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha visto il confronto diretto tra l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, e l’amministratore delegato di Autostrada del Brennero, Diego Cattoni.
L’ampio programma di rigenerazione in corso sulla rete gestita da Autostrade per l’Italia mette al centro un faro ben definito: la sicurezza dell’infrastruttura, dei viaggiatori e dei lavoratori. I dati numerici relativi al primo trimestre del 2026 testimoniano la concretezza di questo impegno economico e ingegneristico, con 525 milioni di euro già investiti tra manutenzioni ordinarie, straordinarie e ammodernamento complessivo dell’infrastruttura. Si tratta di una progressione finanziaria perfettamente in linea con un piano annuale complessivo che prevede l’erogazione di 2,5 miliardi di euro.
Questi interventi massivi risultano indispensabili se si analizza il quadro logistico nazionale. L’ottantaquattro per cento della logistica complessiva continua infatti a scegliere il trasporto su gomma per i propri spostamenti. Inoltre, l’ottanta per cento degli addetti alla manifattura italiana lavora a una distanza inferiore ai 20 chilometri da un casello autostradale, evidenziando come la rete viaria a pedaggio sia l’autentica spina dorsale della produzione nazionale.
Un’analisi critica dello stato dell’arte evidenzia una discrepanza tra l’evoluzione dei flussi di traffico e lo sviluppo fisico delle opere. L’Italia conta attualmente circa 6mila chilometri di autostrade a pedaggio, una cifra che è rimasta identica a quella di cinquant’anni fa. Questo congelamento dello sviluppo della rete si scontra con una realtà in cui la quantità di merci e persone in movimento è cresciuta in maniera esponenziale rispetto al passato, rendendo urgente il coraggio di realizzare e completare anche nuove infrastrutture autostradali.
In questo contesto, l’Autostrada del Brennero rappresenta un modello peculiare, caratterizzato da un azionariato prevalentemente pubblico che vede la partecipazione di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio. Questa struttura societaria permette di saldare l’infrastruttura strategica — essenziale per connettere l’Italia alla Germania e al Nord Europa — ai bisogni specifici di territori complessi dal punto di vista orografico. Dal punto di vista prettamente tecnico e trasportistico, l’opera si distingue per l’integrazione dell’intermodalità gomma-ferro. Per questa arteria si profila un passaggio normativo cruciale con il bando di gara per il rinnovo della concessione cinquantennale, scaduta dal 2014, in merito al quale il ministro Salvini ha formulato i propri auspici, confermando la centralità delle competenze espresse dal territorio per l’aggiudicazione della gara.
La vera frontiera tecnologica e ingegneristica risiede nella transizione verso le autostrade digitali. L’evoluzione dei sistemi di monitoraggio strutturale e di gestione del traffico prevede l’applicazione diffusa di sensori su ogni parte dell’opera d’arte e della piattaforma stradale. L’obiettivo tecnico è duplice: da un lato, controllare in modo predittivo e capillare la circolazione veicolare; dall’altro, rendere l’infrastruttura propriamente “parlante”, garantendo un flusso continuo di dati sullo stato di salute statico e dinamico dei manufatti.
L’orizzonte finale di questa digitalizzazione di rete mira a invertire il paradigma del trasporto: l’obiettivo di lungo termine è fare in modo che sia l’autostrada stessa a guidare i veicoli in transito. Attraverso l’interazione in tempo reale tra i sistemi tecnologici di bordo e la sensoristica stradale, l’automazione consentirà di ridurre al minimo l’impatto dell’errore umano, centrando il traguardo fondamentale di salvare vite umane e, contemporaneamente, continuare a costruire lo sviluppo economico del Paese.
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