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Rigenerazione autostradale: piano da 50 miliardi per la rete

La transizione verso una mobilità sicura e inclusiva richiede la revisione del patrimonio infrastrutturale italiano precedente agli anni Ottanta.

Il patrimonio autostradale italiano si trova dinanzi a un passaggio storico decisivo, paragonabile per portata e impatto solo alla grande stagione costruttiva degli anni Settanta.

Una parte cospicua delle arterie nazionali riflette infatti i criteri progettuali di quell’epoca e necessita oggi di una profonda rigenerazione. Le analisi sullo stato di conservazione e conformità delle opere d’arte evidenziano che oltre il 70% delle gallerie e il 50% dei ponti attualmente in esercizio sono stati realizzati prima degli anni ’80. Tali strutture richiedono interventi urgenti di adeguamento per allinearsi alle attuali e ben più stringenti normative tecniche e di sicurezza.

Per sostenere questo imponente processo di restauro strutturale e aggiornamento tecnologico, si stima un fabbisogno finanziario complessivo per le società concessionarie quantificabile in circa 50 miliardi di euro. Si tratta di un volume di investimenti monumentale, che il comparto ha di fatto già iniziato a mobilitare nel corso degli ultimi anni.

Questo sforzo economico è stato avviato in modo proattivo, superando anche le complessità burocratiche legate alla mancata approvazione o all’aggiornamento dei nuovi Piani Economico-Finanziari (PEF), a dimostrazione della priorità assoluta rappresentata dalla resilienza della rete.

L’intervento su ponti, viadotti e gallerie realizzati oltre quarant’anni fa impone l’adozione di soluzioni ingegneristiche avanzate. L’adeguamento della maggior parte dei tunnel esistenti non riguarda soltanto il ripristino del calcestruzzo degradato o il consolidamento statico dei rivestimenti, ma abbraccia l’implementazione dei sistemi di sicurezza attiva e passiva richiesti dalle direttive europee. Parliamo di impiantistica tecnologica di ultima generazione, sistemi di ventilazione forzata, illuminazione a LED a guida ottica, vie di fuga e monitoraggio sensoristico continuo delle condizioni ambientali e strutturali.

Per quanto concerne almeno la metà dei ponti e viadotti da adeguare, la sfida principale risiede nel calcolo delle azioni sismiche e nell’incremento dei carichi stradali rispetto ai vecchi standard costruttivi degli anni Settanta.

Gli interventi prevedono l’utilizzo di materiali innovativi ad altissime prestazioni, come i calcestruzzi fibro rinforzati (UHPFRC) e i compositi in fibra di carbonio (FRP) per il rinforzo strutturale, oltre all’installazione di moderni dispositivi di isolamento sismico e appoggi di nuova concezione. Queste tecnologie consentono di prolungare la vita utile delle opere d’arte riducendo al minimo l’impatto sui flussi di traffico durante i cantieri.

La transizione in atto proietta il settore autostradale verso orizzonti che vanno ben oltre la mera manutenzione straordinaria. La rete nazionale deve essere ripensata per accogliere le nuove esigenze della mobilità sostenibile, digitalizzata e interconnessa.

L’obiettivo fondamentale è innalzare ulteriormente i livelli di sicurezza globale, integrando al contempo le più recenti disposizioni europee in materia di decarbonizzazione dei trasporti e digitalizzazione delle infrastrutture (smart roads).

In questo scenario, un ruolo centrale è rivestito dai principi di accessibilità e inclusività delle infrastrutture, con un focus specifico rivolto all’abbattimento delle barriere e al miglioramento dei servizi per le persone con disabilità. L’approccio strategico del comparto deve unire la gestione tempestiva delle contingenze odierne a una programmazione di lungo respiro, l’unica in grado di delineare e realizzare l’architettura della mobilità dei prossimi decenni.

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