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Rifiuti speciali: le costruzioni trainano la crescita e l’economia circolare

I dati del 25° Rapporto Ispra confermano il ruolo primario del settore edile nella produzione di scarti non pericolosi e l’accelerazione del recupero di materia al 74,3% a livello nazionale.

L’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali dell’Ispra, giunto alla sua venticinquesima edizione, scatta una fotografia chiara dell’andamento industriale italiano relative all’anno 2024: la produzione complessiva di rifiuti speciali ha registrato una netta accelerazione superando i 172 milioni di tonnellate, con un incremento del +4,6% rispetto all’anno precedente.

A fare da vero e proprio motore di questo aumento è il comparto delle costruzioni e demolizioni, responsabile da solo di 90,4 milioni di tonnellate, pari al 52,5% dell’intero monte nazionale. Seguono a netta distanza le attività di trattamento rifiuti e risanamento con il 23,1%, le manifatturiere con il 15,9% e le altre attività economiche con l’8,5%.

Dal punto di vista della composizione, la quasi totalità dei rifiuti generati risulta di natura non pericolosa (93,7%), in crescita del +4,5% sul 2023, mentre i rifiuti pericolosi salgono a 10,8 milioni di tonnellate (+6,0%).

La distribuzione geografica vede la leadership del Nord Italia con il 56% della produzione totale e la sola Lombardia che ne genera 36,4 milioni di tonnellate (il 21,2% del dato nazionale), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia-Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni). Nel Centro Italia, che produce 31,3 milioni di tonnellate (18,2%), spiccano Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni), mentre il Sud contribuisce con 44,3 milioni di tonnellate (25,8%), guidato da Campania (11,7 milioni), Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni).

Sul fronte della gestione, che ha interessato complessivamente 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti, si evidenzia la progressiva flessione della discarica (-2% sul 2023 e -23,9% sul 2021) a favore del recupero di materia, che diventa la via maestra rappresentando il 74,3% del totale gestito (139,1 milioni di tonnellate, +6,4%), a fronte di uno smaltimento limitato al 13,9%.

Il quadro è completato dall’importazione di 7 milioni di tonnellate (soprattutto rottami metallici per le acciaierie da Germania e Francia), dall’esportazione di 5,1 milioni di tonnellate e da una rete impiantistica costituita da 10.563 infrastrutture attive, di cui quasi il 20% (2.068) concentrate in Lombardia.

Come sottolineato dalla presidente di Ispra e Snpa, Maria Alessandra Gallone, questi numeri confermano la solidità del percorso verso un’economia sempre più circolare, dove l’incremento del recupero nei cantieri edili dimostra come la corretta gestione dei materiali possa trasformarsi in risultati concreti per l’ambiente e la filiera produttiva.

Impatto dello scenario nel settore delle costruzioni stradali

  1. Maggiore disponibilità di aggregati riciclati: Con 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte dal settore delle costruzioni e demolizioni e un tasso di recupero di materia che raggiunge il 74,3%, la filiera delle costruzioni stradali disporrà di volumi sempre più elevati di materia prima secondaria. Questo scenario incentiva l’impiego di inerti riciclati per rilevati, sottofondi e confezionamento di miscele, riducendo il ricorso al materiale di cava.
  2. Pressione sull’adeguamento tecnologico e impiantistico: Poiché il recupero cresce e lo smaltimento in discarica si riduce (-23,9% dal 2021), le imprese e i gestori di infrastrutture stradali dovranno investire ulteriormente in tecnologie di selezione, frantumazione e tracciabilità in cantiere. Inoltre, data la concentrazione degli impianti al Nord (con quasi il 20% solo in Lombardia), le filiere stradali del Centro e del Sud Italia affronteranno una sfida logistica per organizzare la valorizzazione in loco dei materiali di risulta.
  3. Spinta verso la sostenibilità economica e normativa nei cantieri: La crescita dei volumi di scarto correlata ai grandi cantieri infrastrutturali impone alle imprese stradali di strutturare processi di prevenzione e riutilizzo direttamente sul posto o tramite filiere consolidate. Ciò valorizza le competenze tecniche nella gestione del rifiuto come risorsa, allineando i cantieri infrastrutturali agli obiettivi nazionali di economia circolare.

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