Grazie a una tecnologia innovativa basata sulla carbonatazione accelerata, la startup trasforma i residui alcalini in materie prime secondarie per il settore delle costruzioni, riducendo il ricorso alla discarica.
Il settore delle costruzioni e delle infrastrutture si appresta a vivere una svolta all’insegna dell’economia circolare e della decarbonizzazione. La startup Resilco Srl – Società Benefit, nata a Bergamo nel 2019 dall’iniziativa di David Callejo Munoz, a cui si sono uniti nel 2023 Paolo Brazzo, Alessandro Panza e Marta Cecilia Pigazzini, ha annunciato l’avvio delle attività del proprio impianto sperimentale nel Comune di Busnago, in provincia di Monza e della Brianza. Si tratta del primo impianto in Italia specificamente dedicato al trattamento di particolari tipologie di residui industriali alcalini. L’iniziativa rappresenta un passaggio chiave nel percorso di industrializzazione dell’azienda, portando su scala semi-industriale un processo che è già stato validato con successo in laboratorio.
La tecnologia sviluppata da Resilco si concentra sul recupero di rifiuti complessi come le ceneri volanti provenienti dagli impianti di termovalorizzazione, le scorie siderurgiche derivanti dalla produzione di acciaio e le polveri di abbattimento fumi generate da vari comparti industriali, tra cui la produzione di ceramica e vetro. Il cuore del processo risiede nell’accelerazione della carbonatazione naturale, una reazione chimica che in presenza di anidride carbonica dà luogo alla formazione di carbonati. Sfruttando la CO₂ come reagente principale, il sistema immobilizza in modo permanente gli elementi pericolosi presenti nei rifiuti. Questo approccio presenta notevoli vantaggi operativi poiché la tecnologia agisce a temperatura e pressione ambiente, completando l’intero ciclo in tempi rapidi.
I risultati in termini di performance aprono nuove prospettive per la sostenibilità della filiera wastetoresource. Il processo garantisce infatti un recupero del rifiuto superiore al 90%, evitando lo smaltimento e il ricorso alla discarica. I residui industriali vengono così trasformati in materie prime secondarie destinate al mercato delle costruzioni, come filler e leganti economici e sostenibili, ideali per la produzione di malte, calcestruzzi, intonaci, resine e bitumi. In base alle diverse applicazioni, questi materiali offrono la possibilità di sostituire fino al 30% del cemento, garantendo un significativo contributo alla riduzione delle emissioni.
Come spiegato dal CEO David Callejo Muñoz, l’impianto di Busnago permette di dimostrare l’efficacia del modello in condizioni reali, trasformando un costo ambientale ed economico in una risorsa strategica per l’edilizia. La sperimentazione avviata sul territorio è ora finalizzata all’ottenimento della classificazione ufficiale End of Waste. Una volta completata questa fase e qualificati i materiali, l’obiettivo della startup bergamasca, che ha la sua sede operativa a Caponago, sarà quello di focalizzarsi sulla commercializzazione di impianti replicabili, pronti per essere installati direttamente presso i siti delle imprese clienti.
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