Un’opera ad archi inclinati ispirata alla natura che elimina le pile in alveo e unisce Porto San Giorgio e Marina Palmense all’insegna della sostenibilità e dell’efficienza strutturale
La mobilità dolce in Italia si arricchisce di un nuovo e fondamentale tassello ingegneristico. Nell’ambito del Sistema Nazionale delle Ciclovie, la Ciclovia Adriatica si sviluppa per oltre 800 chilometri lungo la costa con l’obiettivo di garantire un collegamento continuo tra Lignano Sabbiadoro e il promontorio del Gargano.
In questo scenario di connessione territoriale si inserisce l’intervento sulla foce del fiume Ete Vivo, un’opera complessiva di circa 1,5 chilometri che include la realizzazione di nuovi tratti ciclopedonali sul lungomare di Porto San Giorgio e Marina Palmense, coronata da una struttura d’avanguardia capace di unire le due sponde. Il risultato è un sistema integrato che connette aree urbane, servizi e attività turistiche, potenziando le alternative all’uso dell’automobile.
L’elemento chiave dell’infrastruttura è il ponte in acciaio progettato da Arkteam Architetti in collaborazione con l’ingegnere strutturale Federico Palestini. La struttura adotta una campata unica di circa 55 metri, una configurazione che azzera la presenza di pile o appoggi all’interno dell’alveo del fiume. Questa precisa soluzione tecnica tutela la piena funzionalità idraulica del corso d’acqua, minimizza l’impatto sull’ecosistema della foce e preserva la naturalità dell’ambiente circostante.
La concezione formale del ponte trae diretta ispirazione dalla natura. La composizione degli archi paralleli richiama la dinamica delle ali di una farfalla che si aprono verso l’esterno, integrando la funzionalità tecnica a un segno iconico ben riconoscibile nel paesaggio costiero. A sottolineare questo carattere monumentale, sul lato di Porto San Giorgio l’accesso è regolato da un grande anello di ingresso che accoglie la mobilità lenta.
Dal punto di vista prettamente ingegneristico, l’opera è configurata secondo uno schema strutturale ad arco con sezione triangolare variabile. Gli archi presentano un’inclinazione di circa 60 gradi, raggiungono un’altezza massima di 8,5 metri e risultano collegati all’impalcato attraverso pendini metallici disposti a interasse regolare. La struttura portante inferiore è costituita da una trave perimetrale con funzione di catena strutturale, sulla quale sono innestate le travi principali.
L’interazione collaborativa tra la struttura in metallo e il solaio ha permesso di limitare le controventature orizzontali esclusivamente alle zone terminali, una scelta che ottimizza il comportamento aeroelastico del ponte e ne riduce il peso complessivo. Per massimizzare il rapporto tra l’efficienza statica e il materiale impiegato, gli archi seguono inoltre una rastremazione progressiva.
L’impalcato ha una larghezza complessiva di 6 metri e ospita al suo interno:
- Una pista ciclabile bidirezionale della larghezza di 3,5 metri.
- Un percorso pedonale protetto della larghezza di 2 metri.
- Uno spazio dimensionato per consentire, in caso di necessità, il transito dei mezzi di emergenza e manutenzione.
L’intera opera ha comportato l’utilizzo di circa 150 tonnellate di acciaio, materiale in cui sono stati integrati i sistemi portanti, i parapetti e i dispositivi di illuminazione. L’impianto illuminotecnico risponde a rigidi criteri di sostenibilità ambientale ed efficienza.
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