L’infrastruttura fiorentina si prepara agli interventi strutturali propedeutici al passaggio della nuova linea tramviaria Libertà-Bagno a Ripoli, tra sfide ingegneristiche e una rigida pianificazione dei tempi di cantiere.
Il Ponte da Verrazzano rappresenta uno snodo strategico ed essenziale per il completamento e la messa in esercizio della linea 3.2.1 della tramvia di Firenze, destinata a collegare la zona di Piazza della Libertà con Bagno a Ripoli.
Per consentire l’adeguamento dell’opera al passaggio del nuovo sistema di trasporto su sede fissa, l’infrastruttura viaria è al centro di una serrata tabella di marcia mirata all’esecuzione dei necessari interventi di consolidamento e ripristino strutturale.
A seguito delle risultanze emerse dalla dettagliata perizia tecnica redatta dall’ingegnere Salvatore Morano relativamente allo stato di conservazione e alle condizioni effettive dell’opera, l’iter procedurale richiede il completamento e la successiva approvazione del progetto esecutivo.
La redazione di questo fondamentale livello di progettazione è stata affidata alla società di ingegneria e architettura Architecna, realtà già attiva per conto di Tram di Firenze Spa nell’ambito della progettazione e della direzione dei lavori della rete tramviaria. Il piano esecutivo definitivo, formalizzato a seguito della ratifica dell’affidamento, dovrà essere consegnato all’amministrazione comunale entro il mese di dicembre.
Nelle more della formalizzazione del progetto esecutivo, la pianificazione tecnica prevede l’avvio preventivo di una prima attività propedeutica, denominata fase zero. Tale sotto-fase, programmata per partire nel mese di novembre previa autorizzazione da parte del Comune e della Soprintendenza, comprenderà opere di demolizione minori già formalizzate all’interno del progetto definitivo originale. L’avvio del cantiere principale per gli interventi strutturali complessi è fissato per il mese di gennaio.
Dal punto di vista strettamente ingegneristico, gli interventi di adeguamento e rinforzo strutturale da eseguire sul Ponte da Verrazzano si concentrano su quattro direttrici principali:
- Rinforzo dei tiranti sulle spalle: intervento volto a incrementare le capacità resistenti complessive dei sistemi di ancoraggio e ad assicurare l’adeguato trasferimento delle sollecitazioni dinamiche indotte dai carichi tramviari alle strutture di estremità.
- Ripristino dei calcestruzzi degradati: risanamento conservativo delle superfici ammalorate mediante l’asportazione del copriferro deteriorato, il trattamento protettivo delle armature metalliche e la successiva ricostruzione volumetrica con malte cementizie speciali a ritiro compensato.
- Rinforzo delle travi laterali: consolidamento strutturale degli elementi portanti longitudinali dell’impalcato per adeguarne la capacità portante ai nuovi carichi d’esercizio previsti.
- Alleggerimento dei camminamenti esterni: riduzione del peso proprio permanente che insiste sui sbalzi laterali dell’opera al fine di ottimizzare la distribuzione delle masse e migliorare la risposta dell’intero ponte.
Per ottimizzare la tempistica complessiva ed evitare dilatazioni dei tempi di fornitura dei materiali, la gestione del cantiere adotterà modalità operative di tipo emergenziale, prevedendo lavorazioni organizzate su più turni di lavoro. L’obiettivo temporale stimato, in aderenza alle previsioni della relazione Morano, individua una durata delle lavorazioni pari a sette mesi, con completamento previsto per il mese di luglio.
La chiusura del cantiere strutturale aprirà la strada alla posa dei binari, operazione che richiederà pochi giorni di lavoro prima del successivo avvio delle fasi regolamentari di collaudo e pre-esercizio della linea tramviaria.
Con questo quadro cronologico, l’effettiva entrata in funzione della tratta 3.2.1 è proiettata tra i mesi di settembre e ottobre, comportando la sospensione temporanea della circolazione veicolare sul ponte per diversi mesi. Durante la fase di interruzione del traffico sul Ponte da Verrazzano, i flussi veicolari della zona saranno reindirizzati verso la rete viaria adiacente, con l’infrastruttura del Ponte Nencioni chiamata a sostenere un carico di traffico raddoppiato.
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