Il nuovo sistema dell’Autorità dei trasporti introduce indennizzi progressivi fino al 100% del costo della tratta, ma il Codacons denuncia il rischio di rincari tariffari e la mancanza di un’applicazione unica per i gestori.
Dal prossimo 1° giugno entrerà ufficialmente in vigore il nuovo meccanismo di rimborso dei pedaggi autostradali introdotto dalla delibera 211/2025 dell’Autorità di regolazione dei trasporti.
Si tratta di una svolta lungamente attesa che sancisce un cambio di paradigma fondamentale, introducendo il principio secondo cui l’utente ha diritto a un ristoro economico diretto da parte del concessionario qualora la rete non riesca a garantire i livelli minimi di fluidità del traffico.
La misura introduce una tutela immediata per i casi di blocco totale della circolazione, strutturata su un sistema di indennizzo progressivo. Chi rimarrà bloccato per un tempo compreso tra un’ora e due ore avrà diritto a un rimborso pari al 50% del pedaggio.
La quota salirà al 75% per le attese che superano le due ore, fino a raggiungere la restituzione totale del 100% dell’importo se la paralisi del traffico si protrarrà per oltre tre ore. Restano tuttavia da chiarire gli aspetti legati alla certificazione oggettiva dei tempi di blocco e all’esatta imputabilità delle responsabilità in capo alle società di gestione.
Per quanto riguarda i ritardi generati dalla presenza di cantieri stradali, il sistema si presenta più articolato ed è calcolato combinando la lunghezza del percorso con i minuti effettivi accumulati a causa dei lavori lungo il tragitto.
Sulle tratte brevi, inferiori ai 30 chilometri, il ristoro verrà riconosciuto a prescindere dal tempo perso. Per i viaggi di lunghezza compresa tra i 30 e i 50 chilometri la soglia minima per accedere all’indennizzo è fissata a 10 minuti di ritardo, mentre per i percorsi superiori ai 50 chilometri saranno necessari almeno 15 minuti di scostamento.
L’ammontare effettivo del rimborso non sarà fisso, ma regolato da coefficienti specifici dell’Autorità che valutano l’impatto dei cantieri. Da questo meccanismo restano temporaneamente esclusi i cantieri mobili e gli interventi d’emergenza dovuti a incidenti o eventi meteo straordinari.
Sono inoltre esclusi i rimborsi inferiori ai 10 centesimi, con accrediti erogati solo al raggiungimento di un euro complessivo. Per gli utenti titolari di abbonamenti è comunque prevista la facoltà di recedere dal contratto con restituzione della quota non utilizzata se i lavori riducono drasticamente la fruibilità del percorso abituale.
L’efficacia della norma deve tuttavia fare i conti con evidenti limiti tecnici e strutturali della rete italiana. Fino a dicembre 2026, infatti, i rimborsi legati ai cantieri saranno applicabili esclusivamente per i tragitti interamente gestiti da un singolo concessionario. Si tratta di un forte vincolo all’interno di un sistema autostradale fortemente frammentato, dove i viaggi multatratta coinvolgono spesso società diverse che faticano a dialogare digitalmente tra loro.
A questo si aggiunge la denuncia del Codacons relativa alla mancanza della piattaforma unica centralizzata che era stata prevista dall’Autorità. In assenza di un’applicazione unificata, il rischio concreto è che i cittadini debbano confrontarsi con procedure, siti web e canali di assistenza differenti per ogni gestore, sebbene le società siano obbligate a garantire sezioni online dedicate, numeri telefonici o punti fisici, con l’obbligo di fornire una risposta motivata entro venti giorni dalla richiesta.
L’aspetto più controverso della delibera riguarda infine la copertura economica dei rimborsi. Il provvedimento consente infatti ai concessionari di recuperare i costi sostenuti attraverso il sistema delle tariffe autostradali.
Per i disagi da cantiere il recupero sarà totale fino al 2027, per poi ridursi gradualmente, mentre per i blocchi di circolazione il recupero sarà ammesso dimostrando di aver rispettato gli obblighi informativi e gestito l’emergenza. Il Codacons ha aspramente criticato questo meccanismo evidenziando il paradosso per cui saranno gli stessi automobilisti a finanziare di tasca propria, tramite i futuri rincari delle tariffe, gli indennizzi ricevuti.
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