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Nucleare in Italia: il piano del governo per nuovi impianti

L’esecutivo punta alla reintroduzione dell’energia atomica di nuova generazione attraverso una partnership strategica tra Ansaldo Nucleare, Newcleo ed Enel per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Il dibattito sull’energia in Italia segna un punto di svolta decisivo con l’ipotesi concreta di un ritorno alla produzione nucleare nel Paese. Secondo recenti indiscrezioni diffuse da Bloomberg, il governo italiano starebbe attivamente progettando la creazione di una nuova realtà societaria interamente dedicata alla costruzione di impianti per la generazione di energia atomica. Questo piano rappresenterebbe una storica inversione di rotta rispetto alla dismissione delle centrali avvenuta in seguito al referendum abrogativo del 1987. Le prime manovre vedrebbero l’esecutivo già impegnato in colloqui con diverse aziende di rilievo per definire i dettagli operativi e tecnici necessari alla realizzazione di questa ambiziosa infrastruttura energetica.

La conferma dell’interesse istituzionale è arrivata durante l’ultimo Forum Ambrosetti di Cernobbio. In questa prestigiosa cornice economica, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha delineato la strategia nazionale che prevede la costituzione di una nuova entità in collaborazione con partner tecnologici stranieri. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare in tempi brevi la produzione di nucleare di terza generazione avanzata nel territorio italiano. Parallelamente, il ministro dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato che gli uffici ministeriali sono al lavoro su un disegno di legge specifico volto a normare la reintroduzione di questa tecnologia di nuova generazione nel mix energetico nazionale.

Il progetto del governo coinvolgerebbe tre player industriali di primo piano con sede in Italia. La prima azienda citata è Ansaldo Nucleare, divisione di Ansaldo Energia e parte della galassia di Cassa Depositi e Prestiti. La seconda è Newcleo, società torinese all’avanguardia nello sviluppo di piccoli reattori modulari. Infine, il piano vedrebbe il coinvolgimento di Enel, azienda energetica di riferimento partecipata dal ministero dell’Economia. La ricerca di un partner internazionale risulta fondamentale per garantire l’apporto tecnologico necessario a posizionare l’Italia all’interno del nuovo scenario energetico europeo, caratterizzato da una crescente spinta verso la decarbonizzazione e l’indipendenza dalle forniture di gas naturale e petrolio provenienti dalla Russia.

Il contesto continentale mostra una geografia del nucleare estremamente variegata. Attualmente sono dodici i paesi dell’Unione Europea che producono energia atomica, con la Francia che detiene la leadership assoluta grazie ai suoi cinquantasei reattori attivi. Mentre Spagna e Belgio hanno pianificato una graduale uscita dal settore, la maggior parte delle altre nazioni coinvolte, tra cui Finlandia, Svezia e diversi paesi dell’Est Europa, ha sottoscritto durante la COP28 di Dubai l’impegno a triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. L’Italia, attraverso questa nuova iniziativa legislativa e societaria, sembra intenzionata a unirsi a questo blocco di paesi per affrontare le sfide del cambiamento climatico e garantire una maggiore sicurezza energetica nazionale.

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