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Infrastrutture strategiche e prioritarie: Cresme, i costi raggiungono 522 mld

L’ultimo monitoraggio sullo stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie, presentato alla Commissione Ambiente della Camera, delinea un comparto in profonda trasformazione, spinto dai target del PNRR ma segnato da un sensibile incremento dei costi.

Secondo il Rapporto annuale 2025, redatto da Anac e dall’Istituto di ricerca Cresme, il valore complessivo delle opere ha raggiunto i 522 miliardi di euro al 30 novembre 2025, registrando un aumento di 38,6 miliardi (+8%) rispetto alla precedente rilevazione.

Tale variazione è riconducibile all’adeguamento dei prezzi di mercato, all’avanzamento dei livelli progettuali e all’inserimento di nuovi interventi come la diga di Vetto.

Sotto il profilo finanziario, il 67% delle risorse risulta già disponibile, mentre il fabbisogno residuo è attestato al 33%. La copertura è garantita prevalentemente da fondi pubblici (88%), con una partecipazione privata che si ferma al 12%.

In termini di ripartizione settoriale, il comparto ferroviario assorbe la quota maggiore con il 44%, seguito dal settore stradale al 32% e dal progetto del Ponte sullo Stretto, che incide per il 2,6%.

L’analisi dello stato di avanzamento evidenzia una fase di forte operatività: i lavori ultimati ammontano a 75 miliardi (13%), le opere in corso totalizzano 174 miliardi (35%) e ben 190 miliardi di euro si trovano attualmente in fase di progettazione.

Questa “corsa realizzativa” ha portato il mercato degli appalti a volumi eccezionali, passando dai 20 miliardi annui pre-2019 ai 51 miliardi del 2025, con un picco di 97 miliardi registrato nel 2023. Complessivamente, nel periodo post-pandemico, sono stati aggiudicati lavori per quasi 300 miliardi di euro.

Nonostante i risultati quantitativi, il Presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha sollevato questioni cruciali circa l’efficienza del sistema, sottolineando che una gestione ottimale non può prescindere dall’integrazione di strumenti digitali come il BIM. Tuttavia, persiste un gap di competenze nelle amministrazioni più piccole, che faticano a gestire sia le nuove tecnologie che la complessità dei contratti di Partenariato Pubblico-Privato (PPP). Sul fronte della governance, è stata inoltre auspicata l’introduzione di un regolamento unico per i commissari straordinari, al fine di armonizzare i diversi regimi derogatori e garantire una reale

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