Il settore delle infrastrutture è oggi al centro della transizione verso modelli di sviluppo sostenibili. A livello globale, costruzioni e infrastrutture sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni di CO₂ e di circa un terzo dei consumi energetici. Allo stesso tempo, la trasformazione del settore richiede investimenti rilevanti: secondo stime recenti, saranno necessari circa 4.000 miliardi di dollari l’anno per adeguare infrastrutture energetiche, di trasporto e digitali alle sfide della transizione e della resilienza.
In questo scenario, la capacità di misurare in modo oggettivo la sostenibilità delle opere diventa un passaggio chiave. È qui che si inserisce il Protocollo Envision®, oggi uno dei principali riferimenti per la valutazione delle infrastrutture, in grado di integrare in modo strutturato gli aspetti ambientali, economici e sociali lungo l’intero ciclo di vita delle opere.
Il protocollo è inoltre richiamato nei Criteri Ambientali Minimi (CAM), dove rappresenta un riferimento specifico per la valutazione della sostenibilità delle infrastrutture, rafforzandone il ruolo nei processi di progettazione e affidamento delle opere pubbliche.
Il quadro internazionale
I dati aggiornati al primo trimestre 2026 confermano il ruolo strategico dello strumento: a livello globale i progetti registrati, in corso o già verificati secondo Envision® sono 497, per un valore complessivo di oltre 357 miliardi di dollari. La diffusione resta fortemente concentrata negli Stati Uniti, ma si amplia anche in Europa, dove il protocollo viene progressivamente adottato da un numero crescente di operatori pubblici e privati.
Questi i dati presentati il 26 maggio nel corso della Envision Conference 2026, promossa da ICMQ con il patrocinio dell’Institute for Sustainable Infrastructure (ISI) e di AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili, che ha riunito a Milano istituzioni, operatori e stakeholder della filiera per confrontarsi sul ruolo della sostenibilità nelle infrastrutture.
Nel corso del convegno sono state anche consegnate le targhe Envision a RFI per i progetti delle Stazioni di Ponte nelle Alpi, di Perugia Fontivegge, di Milano Greco Pirelli e di Monterotondo Mentana, a TECNE – ASPI per l’Area di Servizio di Bellosguardo, la Galleria Manfreida e la Galleria Vinci ad ANAS per la Statale 337 della val Vigezzo e a ENEL GREEN POWER: per l’EGP Cluster Brovales.
Il ruolo dell’Italia
All’interno di questo contesto, l’Italia si colloca tra i paesi più attivi, con 43 progetti coinvolti nei processi di certificazione e il terzo posto a livello mondiale dopo Stati Uniti e Canada. Un dato che riflette una capacità sempre più strutturata di applicazione del protocollo e una presenza ormai estesa su tutto il territorio nazionale, pur con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord.
Il livello di avanzamento dei progetti evidenzia inoltre una buona capacità di completamento dei percorsi di certificazione, segno di un approccio ormai consolidato alla gestione della sostenibilità nelle infrastrutture. In questo senso, Envision® non rappresenta solo uno strumento di valutazione, ma un vero e proprio supporto operativo nelle fasi di progettazione e realizzazione delle opere.
«Il risultato raggiunto dall’Italia conferma la crescente maturità del mercato nazionale e la capacità degli operatori di tradurre i principi della sostenibilità in pratiche concrete lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture», dichiara Lorenzo Orsenigo, presidente e direttore generale di ICMQ. «Envision® rappresenta oggi un riferimento sempre più importante per misurare e valorizzare la qualità sostenibile delle opere, anche alla luce delle sfide ambientali e sociali che il settore è chiamato ad affrontare».
Il peso delle infrastrutture di trasporto
Il settore dei trasporti si conferma l’ambito principale di applicazione, sia a livello globale sia in Italia, con una forte incidenza delle infrastrutture ferroviarie. Si tratta di un ambito in cui l’impatto sul territorio e sulle comunità è particolarmente rilevante e che richiede quindi strumenti in grado di orientare le scelte progettuali in modo strutturato e verificabile.
Competenze e diffusione del protocollo
Parallelamente alla crescita dei progetti, aumenta anche il numero dei professionisti qualificati. A livello globale gli Envision® Sustainability Professionals superano quota 11.000, mentre in Italia quelli formati da ICMQ sono oltre 840. La disponibilità di competenze rappresenta un elemento chiave per l’applicazione efficace del protocollo, consentendo di integrare i criteri di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture.
Il Protocollo Envision® consente infatti di valutare le opere secondo un approccio che considera in modo integrato gli aspetti ambientali, economici e sociali. Il sistema di rating si articola in criteri che riguardano, tra gli altri, la qualità della vita, la gestione delle risorse, la tutela dell’ambiente naturale e la resilienza ai cambiamenti climatici, offrendo una visione complessiva degli impatti generati dalle infrastrutture.
In Italia, il protocollo è promosso e gestito da ICMQ, organismo di certificazione accreditato, che negli ultimi anni ha contribuito alla diffusione di Envision® attraverso attività di formazione, qualificazione dei professionisti e supporto ai progetti.
In Italia, lo strumento è già stato applicato a numerosi progetti infrastrutturali di rilievo, in particolare nel settore dei trasporti, con interventi che spaziano dalle reti ferroviarie alle grandi opere viarie ed energetiche. A questi si affiancano diversi progetti attualmente in fase di certificazione, a conferma di una diffusione destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni.
Prospettive
Nel complesso, i dati indicano una tendenza destinata a consolidarsi nei prossimi anni, anche in relazione agli investimenti infrastrutturali e agli obiettivi di sostenibilità definiti a livello europeo. In questo scenario, Envision® si conferma uno strumento sempre più utilizzato per orientare la progettazione e la realizzazione delle infrastrutture.
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