Nel 2009, Google iniziò i primi test su strada di un’automobile in grado di guidarsi da sola. Da quegli esperimenti nacque Waymo, che è tuttora l’unica azienda statunitense a offrire un servizio di “taxi robot” a pagamento di massa, con un’autonomia di livello 4 (su un massimo di 5).
In Cina, le aziende che offrono un servizio paragonabile a quello di Waymo sono già tre: Apollo Go, WeRide e Pony.ai. Secondo i dati del think tank statunitense Special Competitive Studies Project, le aziende cinesi hanno superato quelle statunitensi sia come chilometri percorsi, sia nel numero di viaggi forniti ai passeggeri.
Mentre negli Stati Uniti la maggior parte degli investimenti si è concentrata sul ride-hailing, il servizio di trasporto a chiamata, le aziende cinesi hanno puntato su applicazioni di diverso tipo, come la consegna a domicilio, la logistica e la pulizia stradale. Alla fine del 2024 oltre seimila veicoli per la consegna erano utilizzati in più di cento aree metropolitane cinesi da aziende locali come Neolix, Zelos e Cainiao.
La diffusione dei veicoli a guida autonoma in Cina è sostenuta da fattori industriali e politici. A livello politico, l’incentivo principale è dato dalla creazione di «zone pilota» all’interno delle città, in cui le infrastrutture tecnologiche e la viabilità vengono modificate per agevolare il funzionamento di questi veicoli. Tale strategia è detta «integrazione veicolo-strada-cloud» e indica la collaborazione tra i veicoli autonomi e un’infrastruttura cittadina fatta di telecamere, sensori, mappatura digitale e servizi cloud, in grado di elaborare le richieste necessarie al funzionamento dei veicoli in sicurezza.
Un secondo fattore che spiega la diffusione dei veicoli a guida autonoma in Cina è legato al controllo della «pila tecnologica». Questo termine si riferisce all’insieme di elementi fondamentali per lo sviluppo e la produzione di una determinata tecnologia.
Oltre a controllare buona parte della produzione industriale nel settore tecnologico, la Cina detiene circa l’85% delle terre rare globali, essenziali nella produzione di batterie e componenti elettronici. Per quanto riguarda la guida autonoma, inoltre, la Cina controlla circa il 90% del mercato dei LiDAR, i sensori radar essenziali per creare le mappe tridimensionali necessarie alla guida autonoma.
La Waymo, ha deciso di sviluppare internamente i suoi sensori LiDAR, anche per difendersi da eventuali ripercussioni della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Tuttavia, il fatto che la tecnologia LiDAR di Waymo sia “proprietaria” e ad uso esclusivo dell’azienda ha indotto il resto del settore a ricorrere sempre di più a fornitori cinesi, come Hesai, Robosense e Huawei.
L’azienda cinese Momenta, che fornisce sistemi di guida assistita ai gruppi Toyota e General Motors, sta collaborando con Uber per portare un servizio di taxi robot a Monaco di Baviera, in Germania, mentre Stellantis e Pony.ai hanno stretto un accordo per un servizio simile in tutta Europa.
La presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen aveva spinto per l’adozione di questa tecnologia, proponendo la creazione di una rete di città pilota in tutta l’Unione europea in cui sperimentare l’utilizzo di vetture a guida autonoma. Tra queste ci sono sessanta comuni italiani, tra cui Milano e Torino, che hanno già espresso interesse per l’iniziativa. «Le auto a guida autonoma sono già una realtà negli Stati Uniti e in Cina», ha detto von der Leyen. «Dovrebbero esserlo anche qui in Europa».
Waymo sta testando il suo servizio a Londra e a Tokyo, dove entro la fine dell’anno dovrebbe cominciare a operare. A febbraio, inoltre, un’azienda britannica chiamata Wayve ha ricevuto 1,2 miliardi di dollari di investimenti per sviluppare sistemi a guida autonoma da offrire in licenza ai produttori di automobili.
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