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Dopo il PNRR: le sfide per le infrastrutture e le imprese stradali

Il comparto tecnologico e infrastrutturale chiede di evitare la frenata post-2026: programmazione, semplificazione e competenze al centro del futuro dei cantieri stradali.

L’Assemblea pubblica 2026 di Anie Confindustria, tenutasi a Milano alla presenza delle istituzioni e dei vertici industriali, ha posto al centro del dibattito il destino degli investimenti pubblici e privati al termine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il presidente di Anie, Vincenzo de Martino, ha sottolineato l’urgenza di non ritornare alle condizioni precedenti alla stagione straordinaria di risorse europee, evidenziando come la conclusione del Piano non debba coincidere con l’esaurimento della domanda di innovazione e sviluppo tecnologico.

I mercati abilitati dalle tecnologie Anie, che comprendono energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti, costituiscono un bacino di oltre 930 miliardi di euro di fatturato. Su questi settori si è concentrata la quota maggioritaria dei finanziamenti del PNRR, pari al 63% delle risorse allocate, generando un incremento medio annuo del valore aggiunto pari al 10%, a fronte del 2,9% registrato dal resto del sistema economico. Secondo l’indagine condotta con Teha Group, ben otto aziende su dieci hanno preso parte a gare o progetti PNRR, ma il 79% degli associati esprime forte preoccupazione per il potenziale vuoto normativo ed economico che si prospetta in assenza di idonee politiche sostitutive.

Per mantenere elevata la competitività del Paese e proseguire nella modernizzazione della rete infrastrutturale, Anie individua tre pilastri fondamentali: la programmazione a lungo termine, la semplificazione procedurale e l’investimento sul capitale umano, indispensabile per colmare il divario relativo alle competenze digitali e tecnologiche.

In primo luogo, il rischio di una contrazione della spesa pubblica al termine del ciclo del PNRR minaccia di rallentare i cantieri e la programmazione delle grandi opere viarie. Le imprese di costruzioni stradali rischiano di trovarsi di fronte a un drastico calo delle gare d’appalto per l’ammodernamento delle reti, con un potenziale impatto negativo sui fatturati e sulla stabilità occupazionale.

In secondo luogo, la fase post-PNRR impone una profonda trasformazione tecnologica nei cantieri stradali. L’integrazione di sistemi avanzati per il monitoraggio delle pavimentazioni, la digitalizzazione delle infrastrutture (Smart Road) e l’adozione di soluzioni energetiche sostenibili non rappresentano più un’opzione, bensì un requisito di competitività. La mancanza di continuità negli investimenti rischia di arrestare l’innovazione dei materiali e l’installazione di impianti ad alta efficienza lungo le arterie di trasporto.

Infine, le imprese del comparto viario dovranno affrontare la sfida dell’adeguamento delle competenze. Senza una chiara strategia governativa volta a sostenere la formazione e la semplificazione burocratica, le società di settore incontreranno maggiori difficoltà nel reperire maestranze qualificate e nell’evadere iter autorizzativi complessi, elementi indispensabili per garantire l’efficienza e la sicurezza delle infrastrutture stradali del futuro.

L’Assemblea 2026 di Anie Confindustria richiama l’attenzione sul rischio di una frenata economica al termine del PNRR, piano che ha fortemente sostenuto i settori dell’energia, delle infrastrutture e dei trasporti. Nonostante la crescita dei fatturati nel comparto tecnologico, circa l’80% delle imprese teme il vuoto di investimenti post-2026. Per il settore delle costruzioni stradali, questo scenario implica la necessità di garantire continuità nelle opere pubbliche, accelerare la digitalizzazione dei cantieri e investire nelle competenze tecniche per evitare il blocco della modernizzazione della rete viaria.

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