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Decreto Infrastrutture Legge: le novità sul Ponte sullo Stretto

La Camera approva definitivamente la conversione in legge del provvedimento che punta a sbloccare l’iter dell’opera dopo lo stop della Corte dei Conti, spostando però la quota principale dei finanziamenti al decennio 2030-2034.

Il panorama normativo delle grandi opere italiane registra un passaggio fondamentale con l’approvazione definitiva alla Camera del decreto Infrastrutture, convertito in legge con 160 voti favorevoli e 110 contrari. Il testo assume una rilevanza strategica soprattutto per il futuro del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, introducendo misure specifiche per tentare di riavviare un iter procedurale rimasto sostanzialmente congelato dalla fine di ottobre.

Il blocco era scaturito da un intervento della Corte dei Conti che aveva segnalato diverse irregolarità maturate negli anni, imponendo al Governo una profonda riorganizzazione delle procedure per superare le obiezioni dei magistrati contabili.

La principale novità strutturale riguarda il ruolo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che diventa ufficialmente il soggetto deputato al confronto diretto con la Commissione Europea per quanto concerne il progetto.

Questa scelta risponde direttamente ai rilievi dei giudici contabili, che avevano criticato l’eccessiva concentrazione di poteri in capo a una figura commissariale esterna. Sarà dunque il Dicastero guidato da Matteo Salvini, attraverso le proprie strutture interne, a gestire l’approvazione degli atti necessari, dal piano economico-finanziario alla delibera del progetto definitivo, senza ricorrere alla nomina di un “supercommissario”.

Nonostante il tentativo di accelerazione normativa, l’analisi delle coperture finanziarie rivela un significativo slittamento cronologico dei lavori. Il Governo ha dovuto prendere atto dell’impossibilità di rispettare la tabella di marcia originaria, disponendo il rinvio di circa 2,8 miliardi di euro inizialmente previsti per il quadriennio 2026-2029.

Tali fondi sono stati riprogrammati per il periodo 2030-2034, confermando che l’opera non potrà realisticamente essere ultimata prima della fine della prossima legislatura. Anche lo stanziamento di quasi un miliardo di euro inizialmente destinato all’anno in corso è stato ridistribuito, segnale evidente del mancato avvio dei cantieri nei tempi precedentemente annunciati.

L’iter che ha portato all’approvazione della legge è stato caratterizzato da diverse criticità tecniche e istituzionali. Tra queste, la rinuncia a norme che avrebbero limitato i poteri di controllo della magistratura contabile e le osservazioni della Ragioneria Generale dello Stato, che ha preteso clausole di invarianza finanziaria per le nuove attività in carico al Ministero.

Ad oggi, sebbene le procedure possano ufficialmente ripartire sotto la nuova veste normativa, l’opera rimane vincolata a un nuovo passaggio di legittimità dinanzi alla Corte dei Conti e alle incertezze legate ai futuri scenari politici.

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