Il nuovo provvedimento Dl 33/2026 introduce crediti d’imposta per il settore e potenzia i controlli contro le speculazioni, finanziando gli interventi attraverso una spending review ministeriale.
Il primo tassello normativo per contrastare l’impennata dei prezzi energetici ha completato il suo iter parlamentare. Il decreto carburanti (Dl 33/2026) è ufficialmente legge dopo aver ricevuto il via libera definitivo alla Camera con 147 voti favorevoli e 79 contrari. L’impalcatura della norma si regge su un investimento complessivo di 527,4 milioni di euro, una cifra che rappresenta solo il primo passo di una strategia più ampia che finora ha visto la nascita di tre diversi provvedimenti per mitigare i rincari alla pompa.
Il cuore dell’intervento legislativo riguarda direttamente la filiera logistica. Per le imprese attive nel settore dell’autotrasporto è stato infatti riconosciuto un credito d’imposta specifico, parametrato alla maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto ai valori registrati nel mese di febbraio. Per questa misura agevolativa è stato fissato un limite massimo di spesa pari a 100 milioni di euro per l’annualità 2026, sebbene l’effettiva operatività dei rimborsi resti subordinata all’emanazione dei necessari decreti attuativi.
Oltre ai sostegni economici diretti, la legge consolida il taglio delle accise su gasolio e benzina, già quantificato in 24,4 centesimi al litro nel periodo compreso tra il 19 marzo e il 7 aprile, misura che è stata successivamente oggetto di proroga. Sul fronte della vigilanza, il provvedimento conferisce maggiori poteri al Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come Mister Prezzi, che per un trimestre potrà avvalersi del supporto operativo della Guardia di Finanza per monitorare l’intera filiera produttiva e reprimere sul nascere eventuali manovre speculative che potrebbero vanificare i benefici del taglio fiscale.
La copertura finanziaria del decreto ha richiesto una dettagliata spending review tra i vari dicasteri, sollevando un dibattito in Senato sulla provenienza dei fondi. I tagli più significativi hanno interessato il Ministero dell’Economia, che ha contribuito con 127,5 milioni di euro sacrificando quasi interamente i rimborsi destinati a imprese e persone fisiche. Di particolare rilievo per il nostro comparto è il prelievo di quasi cento milioni di euro operato sulle risorse del Ministero delle Infrastrutture, fondi che erano originariamente destinati allo sviluppo e alla sicurezza della mobilità stradale.
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