Il nuovo documento analizza il bilanciamento tra la rapidità d’esecuzione garantita dal D.Lgs. 36/2023 e la necessaria tutela della concorrenza nei lavori pubblici di importo inferiore alle soglie europee.
Il settore delle opere pubbliche si confronta con le nuove sfide operative introdotte dal D.Lgs. n. 36/2023, con particolare riferimento alle procedure negoziate senza bando. Il recente Vademecum elaborato dalla Direzione Legislazione Opere Pubbliche dell’ANCE offre un’analisi puntuale su come coniugare l’efficienza procedurale con i principi inderogabili di trasparenza e libera concorrenza. Le procedure sottosoglia rappresentano lo strumento principale per garantire tempestività d’azione, ma la loro natura semplificata non deve tradursi in un arretramento delle garanzie per gli operatori economici.
Il quadro normativo delineato dagli articoli 48 e seguenti del Codice ribadisce che anche nei contratti di importo ridotto l’azione amministrativa deve restare ancorata a parametri di legittimità rigorosi. L’articolo 50 disciplina operativamente il ricorso alla procedura negoziata, prevedendo la consultazione di almeno cinque operatori per lavori tra 150.000 euro e un milione di euro, salendo a dieci operatori per importi superiori fino alla soglia europea. Questa struttura basata su inviti diretti rende la fase di selezione dei concorrenti il momento più delicato dell’intero iter di affidamento.
Il cuore delle riflessioni dell’ANCE risiede proprio nei criteri di individuazione degli operatori. La discrezionalità della stazione appaltante non è illimitata ma deve basarsi su criteri predeterminati, oggettivi e coerenti con l’appalto. Tra le criticità emerse nella prassi, il documento segnala l’utilizzo di requisiti dimensionali sproporzionati o richieste di esperienza che eccedono le reali necessità tecniche, finendo per restringere ingiustificatamente la platea dei partecipanti. Anche la valorizzazione eccessiva di esperienze pregresse con la medesima amministrazione può generare barriere all’ingresso per i nuovi soggetti, limitando di fatto l’accesso al mercato.
Un presidio fondamentale contro il consolidamento di posizioni di privilegio è rappresentato dal principio di rotazione sancito dall’articolo 49. Il divieto di affidamento consecutivo al contraente uscente nello stesso settore merceologico rimane la regola generale, derogabile solo in casi eccezionali e motivati. Tuttavia, il Vademecum chiarisce che la rotazione non trova applicazione qualora l’indagine di mercato sia aperta a tutti i soggetti in possesso dei requisiti, dimostrando come l’obiettivo primario rimanga sempre la massima apertura competitiva.
In termini di trasparenza, l’ANCE sottolinea che la scelta degli invitati deve essere pienamente tracciabile e documentata. Anche in assenza di un bando pubblico, le logiche selettive devono essere rese conoscibili tramite atti generali o regolamenti preventivi. La semplificazione amministrativa non può mai diventare un alibi per l’opacità; al contrario, la maggiore discrezionalità concessa alle stazioni appaltanti richiede un onere superiore per evitare restrizioni arbitrarie della concorrenza e garantire alle piccole e medie imprese una partecipazione effettiva al mercato dei lavori pubblici.
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