Tensioni sui costi delle materie prime, il cambio di norma nella Legge di Bilancio e il dibattito sulle risorse necessarie per garantire la continuità delle opere pubbliche.
Il settore delle infrastrutture e dei grandi cantieri viari e ferroviari si trova nuovamente ad affrontare una fase di forte incertezza legata all’aumento dei costi dei materiali da costruzione. A causa delle tensioni geopolitiche globali, che hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio e di conseguenza quelli di bitume, acciaio e cemento, le imprese appaltatrici stanno sostenendo spese notevolmente superiori rispetto ai prezzi concordati nelle fasi di gara. Tale dinamica mette a rischio la regolare prosecuzione dei lavori programmati.
La criticità risiede nel meccanismo normativo di compensazione economica, nato per coprire la differenza tra le stime iniziali e i costi effettivi registrati sul campo. Con la Legge di Bilancio 2026 è venuta meno la copertura del fondo statale dedicato in precedenza e gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La nuova disposizione ha trasferito l’onere finanziario direttamente alle singole stazioni appaltanti, come Anas, Rfi e i piccoli Comuni, che devono ora reperire le risorse necessarie all’interno dei propri bilanci individuali.
Per arginare il rischio di un blocco delle attività, si fa strada l’ipotesi di richiedere uno scostamento di bilancio da parte del Governo per sbloccare risorse aggiuntive. Tuttavia, la portata economica dell’intervento trova valutazioni differenti tra gli attori coinvolti.
Se da un lato si stimano fabbisogni di diversi miliardi per il solo dicastero delle infrastrutture, le rappresentanze dei costruttori di Ance quantificano in 3,8 miliardi complessivi la cifra necessaria per il settore, suddivisa in 2 miliardi per il saldo degli arretrati maturati e 1,8 miliardi per la copertura dei sovraccosti previsti.
L’eventuale ricorso a un nuovo scostamento di bilancio presenta complessità sia sul piano procedurale che normativo. Le clausole di salvaguardia già stanziate per altri settori strategici sono destinate a impieghi vincolati e sottoposte alle valutazioni delle istituzioni europee. Un ulteriore scostamento potrebbe inoltre incidere sulle procedure di deficit previste a livello dell’Unione Europea.
Sul piano operativo rileva infine la presenza di circa 2 miliardi di euro già stanziati all’interno del fondo ministeriale previsto dal Decreto Aiuti ma non ancora erogati alle imprese, lo sblocco dei quali rappresenterebbe un passaggio cruciale per dare immediato sollievo alle stazioni appaltanti e alle aziende di cantiere.
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