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Archeologia e Geologia: un esempio di sinergia Anas

Due discipline che lavorano a stretto contatto ottimizzando il delicato processo iniziale di un’opera infrastrutturale

Archeologia e Geologia sono due discipline che condividono lo stesso approccio: si basano entrambe sul principio stratigrafico, quel principio secondo cui gli strati geologici (naturali) e archeologici (dovuti all’azione dell’uomo) si depositano nel tempo secondo un preciso ordine cronologico, consentendo di ricostruire la storia di un territorio o di un contesto antropico.

Oltre che da un legame metodologico, queste discipline sono anche unite dalle delicate procedure iniziali di progettazione. Del resto, le Linee Guida per l’Archeologia Preventiva (DPCM 14/02/2022) e l’Allegato I.8 del Dlgs 36/2022, prevedono che all’interno della fase prodromica, ovvero la fase di redazione del documento dell’Assoggettabilità a Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico (VPIA), ci siano anche gli esiti delle indagini geologiche.

Queste ultime, previste dalla normativa tecnica vigente (Norme Tecniche per le Costruzioni – D.M. 17 gennaio 2018, D.Lgs. 152/06 – Testo unico ambientale ed il D.P.R 120/17 – regolamento sulla gestione delle terre e rocce da scavo) e necessarie per la caratterizzazione geologica, geomorfologica, geotecnica ed ambientale dei siti di intervento, rappresentano inoltre una preziosa fonte di dati per la valutazione del potenziale archeologico delle aree interessate.

Da anni, in Anas, la società del Gruppo FS, queste due discipline lavorano a stretto contatto ottimizzando il delicato processo iniziale di un’opera, nella fase di verifica preventiva dell’interesse archeologico e delle indagini geologiche ed ambientali.

Durante tali attività è spesso effettuata, dagli archeologi della Direzione Tecnica di Anas, la sorveglianza archeologica alla realizzazione di sondaggi e pozzetti geognostici. Questa sinergia con la struttura di Geologia Tecnica Ambientale e Difesa del Suolo può portare ad una maggiore comprensione del potenziale archeologico dell’area e di un eventuale rischio archeologico per il tracciato.

In alcuni casi queste indagini preliminari hanno rilevato stratigrafie archeologiche in una primissima fase progettuale, così da poter modificare l’opera ed evitare incidenze con delle preesistenze, a vantaggio di tempistiche e costi progettuali. Talora, l’esito archeologico negativo (ovvero non sono stati individuati reperti archeologici), della sorveglianza ai pozzetti geognostici e/o ambientali ha permesso di rimodulare il potenziale archeologico, ottimizzando la successiva realizzazione di indagini archeologiche dirette (trincee e scavi archeologici).

La stretta collaborazione tra l’area di Geologia Tecnica Ambientale e Difesa del Suolo della Direzione Tecnica e l’area di Archeologia della Direzione Tecnica, entrambe appartenenti alla struttura “Architettura, Ambiente e Valorizzazione del Territorio” (AAVT), non si evince solo dall’assistenza archeologica alle indagini geognostiche ed ambientali, ma anche dai sopralluoghi congiunti, fondamentali per comprendere al meglio l’evoluzione geomorfologica di un territorio, elemento richiesto durante la redazione del documento di Assoggettabilità a VPIA (Allegato I.8 del Dlgs 36/2022). Un esempio è stato il sopralluogo congiunto tra le strutture di Geologia Ambientale, Monitoraggio Geotecnico-Strutturale e Archeologia in Molise, dove la presenza di un antico percorso della transumanza degli animali da pascolo, il Regio Tratturo (elemento vincolato), conferiva all’opera un elevato rischio archeologico.

Il supporto dei geologi ha reso possibile l’individuazione lungo l’asse del tratturo, indicato nelle cartografie storiche e IGM, di diverse corone di frana, ovvero intere sezioni di terreno gravosamente crollato. Lo spostamento di interi settori di territorio verso il torrente nel fondovalle ha potuto rimodulare le potenzialità archeologiche dell’area e definire un adeguato rischio archeologico all’interno del documento di assoggettabilità.

Ancora una volta, la collaborazione tra le diverse discipline, evidenzia come all’interno di un’azienda non debbano esistere compartimenti stagni, concentrati sulle proprie procedure, ma una struttura sinergica che dialoga e collabora al fine di raggiungere un comune obiettivo, la realizzazione di infrastrutture che coniughino sicurezza, sostenibilità e tutela del patrimonio storico-archeologico del Paese.

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