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ANCE: Emergenza costi e Piano per l’Italia contro il dissesto idrogeologico

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili lancia l’allarme sulla crisi dei prezzi causata dalle tensioni in Iran e presenta una strategia in cinque punti per sbloccare la spesa ferma al 20% degli interventi.

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili ha scelto la cornice di Roma per l’evento denominato Un piano per l’Italia, un momento di confronto serrato con il Governo per delineare una strategia di uscita dalla gestione emergenziale del territorio. La presidente di ANCE Federica Brancaccio ha evidenziato come la crisi del dissesto idrogeologico rappresenti ormai una criticità strutturale che necessita di un cambio di paradigma radicale.

Secondo la visione dei costruttori, è imperativo smettere di intervenire esclusivamente a catastrofe avvenuta, spostando il baricentro dell’azione pubblica sulla prevenzione sistematica e sulla messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale nazionale.

Il quadro economico descritto dall’Associazione appare particolarmente critico a causa delle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico. La guerra in Iran viene percepita come la seconda grande emergenza in soli quattro anni, dopo il conflitto in Ucraina, con ripercussioni dirette sui costi energetici e dei materiali.

I timori principali riguardano l’aumento dei prodotti petroliferi e del gasolio, che fungono da moltiplicatore sui prezzi di tutti i prodotti delle costruzioni. Attualmente il bitume ha già registrato incrementi superiori al 60%, rendendo molte lavorazioni stradali insostenibili, mentre si temono rincari a catena per cemento, acciaio e plastiche, mettendo a rischio la tenuta dei cantieri e la realizzazione delle opere pubbliche.

Sul fronte della difesa del suolo, i dati elaborati da ANCE in collaborazione con il Cresme mostrano un divario allarmante tra le risorse stanziate e l’effettiva capacità di spesa. Negli ultimi quindici anni la spesa media annua per le emergenze è triplicata, toccando i 3,3 miliardi di euro, mentre il conto complessivo dei danni causati da eventi naturali estremi raggiunge i 12 miliardi di euro l’anno.

Nonostante lo Stato abbia stanziato oltre 21 miliardi di euro per più di 24.000 interventi, i lavori effettivamente completati ammontano a soli 3,9 miliardi. Questo significa che solo il 20% dei finanziamenti si trasforma in opere compiute, a causa di una governance frammentata e di una burocrazia che paralizza l’attuazione dei progetti.

Per superare queste inefficienze, l’ANCE propone un pacchetto di cinque interventi strategici. La proposta prevede innanzitutto una nuova pianificazione urbanistica orientata all’adattamento climatico e la creazione di una cabina di regia unica presso Palazzo Chigi per semplificare il coordinamento tra i tredici soggetti oggi coinvolti.

I costruttori chiedono inoltre l’adozione del modello Pnrr, basato su milestone e obiettivi certi, unitamente a una digitalizzazione integrale del monitoraggio dei dati. Infine, viene sollecitata la stabilità dei finanziamenti, proponendo di escludere le spese per la difesa del suolo dai vincoli del patto di stabilità interno per garantire continuità agli investimenti.

La risposta del Governo non si è fatta attendere, con il ministro Nello Musumeci che ha confermato la preparazione di un disegno di legge per l’istituzione della cabina di regia centrale. Anche il ministro Tommaso Foti ha ribadito la centralità della resilienza idrica, confermando la disponibilità di 5,5 miliardi di euro per l’efficientamento delle reti.

In questo contesto, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha collegato la sicurezza del territorio alla sfida energetica, sottolineando che la crescita della domanda elettrica impone una riflessione sull’autonomia nazionale. Senza un piano strutturale e una decisa accelerazione della capacità di spesa, il Paese rimarrà vulnerabile, continuando a pagare il prezzo altissimo della mancata prevenzione.

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