L’Autorità diretta da Giuseppe Busìa segnala a Governo e Parlamento il mancato rispetto degli obblighi di apertura al mercato per le concessioni e il rischio di proroghe illegittime per le tratte A4 Torino-Milano e Brescia-Padova.
Il settore infrastrutturale italiano si trova di fronte a una nuova fase di tensione normativa dopo il durissimo atto di segnalazione approvato dal Consiglio dell’Anac lo scorso 1° aprile 2026. Al centro della critica mossa dall’Anac c’è il sistematico disallineamento delle concessionarie autostradali rispetto agli obblighi di legge che imporrebbero una maggiore apertura alla concorrenza. Secondo l’Anac, l’articolo 186 del Codice dei contratti pubblici sarebbe rimasto finora una norma priva di applicazione concreta, configurando una palese violazione del principio di tutela della concorrenza nel mercato nazionale.
La norma in questione stabilisce che i concessionari non affidati tramite gare europee debbano esternalizzare una quota compresa tra il 50 per cento e il 60 per cento dei propri contratti di lavori, servizi e forniture. Questo meccanismo era stato concepito dal legislatore come uno strumento di riequilibrio necessario per aprire al mercato gestioni originariamente affidate in modo diretto. Tuttavia, l’attività di vigilanza dell’Autorità ha fatto emergere come le società concessionarie continuino a gestire gran parte degli affidamenti attraverso società in house, ignorando le soglie minime di esternalizzazione fissate dalla legge e confermate dalla delibera numero 265 del 2023.
La situazione appare particolarmente critica se si osserva l’orizzonte temporale delle concessioni in scadenza, con specifico riferimento alle tratte A4 Torino-Milano e A4 Brescia-Verona-Vicenza-Padova. Entrambe le gestioni termineranno ufficialmente il 31 dicembre 2026, ma ad oggi non risulta avviata alcuna procedura di gara per i nuovi affidamenti. Questo stallo operativo genera il rischio concreto di dover ricorrere a proroghe dei contratti attuali, una soluzione che l’Anac definisce senza mezzi termini come un nuovo affidamento mascherato a favore del medesimo gestore. Tale pratica si porrebbe in netto contrasto con i principi di parità di trattamento e con la giurisprudenza europea in materia di concessioni.
Ad aggravare il quadro contribuisce anche il mancato aggiornamento dei Piani economico-finanziari delle società coinvolte. Poiché il calcolo delle quote da mettere a gara deve basarsi proprio sugli importi definiti nei Pef allegati alle convenzioni, l’assenza di documenti contabili aggiornati impedisce l’attivazione tecnica del meccanismo di esternalizzazione. Il risultato è un blocco complessivo che impedisce la reale contendibilità delle infrastrutture autostradali. Con la segnalazione inviata a Governo e Parlamento, l’Anac sollecita dunque l’indizione immediata delle gare per evitare il vuoto gestionale o il consolidamento di posizioni dominanti attraverso estensioni contrattuali illegittime.
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