Il grado di protezione per gli utenti della strada non può variare in base al tipo di strada o alla disponibilità di bilancio del gestore.
La barriera stradale di contenimento, anche per un impatto minimo, è un dispositivo meccanico progettato, installato e mantenuto per proteggere. Le barriere non evitano l’incidente, ma ne attenuano le conseguenze.
Quindi richiedono attenzione, competenza e manutenzione continua. Secondo i dati Istat, nello scorso anno si sono registrati in Italia oltre 173mila incidenti con lesioni a persone, con 3.030 vittime e più di 233mila feriti. Probabilmente quel tratto di strada offriva le condizioni di sicurezza non adeguate.
La rete stradale italiana è estesa, diversificata e in gran parte risale a periodi in cui le esigenze di traffico e le conoscenze tecniche erano ben diverse da quelle attuali. I dispositivi di ritenuta di contenimento all’impatto nascono per limitare gli eventi più gravi. Devono essere selezionati con criterio per lavorare in modo efficace e adattati al contesto, mantenuti in efficienza e correttamente integrati nel sistema stradale, non basta che ci siano, ma ci devono essere conformi e contestualizzati.
Durante le ispezioni sul campo dei tecnici Ansfisa, è stata rilevata la forte disomogeneità dello stato della rete viaria. Una rete principale fatta di autostrade e strade statali oggetto di interventi di manutenzione e ammodernamento costanti, e poi la rete secondaria, in particolare quella di competenza provinciale, dove persistono molte criticità e dove gli interventi sono più difficili da realizzare per insufficienza di risorse sia tecniche che economiche.
Sulle tratte extraurbane, ad alto scorrimento, si concentrano alcuni dei punti più esposti al rischio, a volte in assenza di adeguati sistemi di protezione. Spesso manca una mappatura completa dei dispositivi esistenti, una classificazione aggiornata delle priorità d’intervento oppure una pianificazione coordinata tra Enti e livelli di responsabilità.
Anche il quadro normativo, pur articolato, presenta aree che richiederebbero maggiore chiarezza, Ansfisa su questi aspetti è impegnata a proporre un quadro sempre più ordinato e uniforme che possa essere riferimento e guida per tutti.
Gli adeguamenti infrastrutturali sono essenziali insieme a strumenti operativi chiari, aggiornati e applicabili, senza trascurare programmi di formazione tecnica e analisi del rischio che sappiano cogliere le specificità del territorio. In molte situazioni è possibile applicare misure temporanee di mitigazione: dalla riduzione dei limiti di velocità a una segnaletica più visibile, fino all’identificazione di percorsi alternativi.
Il livello di protezione non può variare in base al tipo di strada o alla disponibilità di bilancio dell’ente gestore. Ogni utente della strada ha diritto a condizioni di sicurezza coerenti e proporzionate al rischio, qualunque punto dell’Italia si trovi a percorrere. Rafforzare questa attenzione significa condividere una visione che coinvolga amministrazioni, gestori, tecnici e progettisti.
Una visione capace di andare oltre l’emergenza e costruire una cultura della sicurezza che sia concreta, misurabile e progressiva. Perché quando tutto il resto viene meno, la prontezza del conducente, la tenuta del veicolo, le condizioni meteo, è anche su quella linea, d’acciaio o di cemento, che si misura la capacità di proteggere.
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