Sviluppato da Edil San Felice in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e il Gruppo Notos è in grado di occuparsi delle attività più critiche e pericolose. Ma non sostituirà il lavoro umano. Il debutto sul campo atteso per metà 2026
Un robot “umanoide” progettato ad hoc per operare nei cantieri stradali italiani. Si chiama Hero, che sta per Humanoid for Enhanced Road Operations, ed è “figlio” di un progetto -frutto di un investimento iniziale per 600mila euro – portato avanti da Edil San Felice, società che si occupa della manutenzione di infrastrutture critiche, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e al Gruppo campano Notos specializzato in soluzioni ingegneristiche avanzate.
«Con Hero introduciamo una tecnologia che protegge l’uomo e ne amplifica le capacità, con l’obiettivo di contribuire a innalzare i livelli di sicurezza in tutti i cantieri nazionali e di rispondere, almeno in parte, alla crescente carenza di manodopera qualificata, migliorando dunque l’efficienza operativa», ha detto in occasione della conferenza stampa di presentazione del robot a Palazzo Mezzanotte a Milano il ceo di Edil San Felice, Lorenzo Di Palma nel lanciare un appello alle istituzioni invitate a «sostenere e incentivare l’adozione di tecnologie innovative che siano in grado di tutelare concretamente la sicurezza nei cantieri».
Al momento si tratta di un primo prototipo e un portavoce di Edil Sal Felice annuncia a «Nt+ Enti locali & edilizia» che «si punta al debutto del robot sul campo in un primo cantiere stradale a metà del 2026» fatti salvi gli iter autorizzativi e burocratici trattandosi di una soluzione «inedita».
Hero è stato progettato per occuparsi delle attività più critiche che riguardano i cantieri stradali: dal posizionamento della segnaletica temporanea alla gestione dei coni, fino alla movimentazione di materiali e al monitoraggio dell’area di lavoro.
Il tutto grazie a un’anima fortemente tecnologica: ha una visione a 360° grazie al sistema di mappatura Lidar tridimensionale e una depth camera per il rilevamento della profondità; è dotato di mani prensili basate sul sistema force control (tecnica di controllo che permette di monitorare e regolare dinamicamente la forza durante l’interazione fisica con l’ambiente) nonché su un sistema di mobilità avanzata e, soprattutto, su una piattaforma di intelligenza artificiale che integra algoritmi di reinforcement learning, che consentono al robot di prendere decisioni attraverso prove ed errori, riconoscere la segnaletica orizzontale nonché qualsiasi linea tracciata a terra e localizzare qualsiasi componente di cantiere.
Ed Edil San Felice ci tiene a sottolineare che «Hero non nasce per sostituire gli operatori, ma per lavorare al loro fianco, integrandosi nelle squadre operative e aumentando i livelli di sicurezza». Il personale dell’azienda sarà formato progressivamente «per utilizzare l’umanoide in modo efficace, coordinandone l’intervento e supervisionandone le attività secondo modelli operativi che verranno introdotti in maniera graduale».
Secondo quanto emerge dal paper di McKinsey «Humanoid robots in the construction industry, a future vision», pubblicato a metà ottobre scorso, «i robot umanoidi sono ancora in fase pilota, ma potrebbero rivelarsi la soluzione al problema di produttività del settore edile». Gli investitori stanno sempre più indirizzando i propri capitali verso il mercato dei robot umanoidi – già sul piatto oltre 1 miliardo di dollari – e nell’edilizia, secondo McKinsey il focus è sulle applicazioni in cui gli umanoidi offrono chiaramente più valore rispetto ai robot monouso autonomi o semiautonomi.
«Gli umanoidi saranno impiegati per supportare i lavoratori piuttosto che sostituirli» e al contempo «rappresentano una soluzione potenzialmente rivoluzionaria alla crisi di produttività del settore». E secondo la società di consulenza immobiliare JJL «i robot umanoidi sono destinati a trasformare significativamente il settore edile, con implicazioni lungo l’intero ciclo di vita del progetto.
I robot saranno presto impiegati per svolgere operazioni pericolose, tra cui lavori ad alta quota o in spazi ristretti, movimentazione di materiali pericolosi, ispezioni strutturali in condizioni non sicure, demolizioni in ambienti instabili». Ma ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere, in particolare legati alla “vita” dei robot umanoidi ossia alla loro capacità di operare per lunghi periodi in condizioni di umidità, ambienti sporchi e a temperature estreme.
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