Con le buche stradali per evitare incidenti o danneggiamenti alla vettura è ormai una delle attività principali degli automobilisti italiani. E anche quando finalmente le buche vengono riparate, il rattoppo spesso resiste solo pochi mesi. Ma grazie alle nuove regole pubblicate ad agosto sulla Gazzetta Ufficiale potrebbe non essere più così. Il decreto ministeriale 279, che entrerà in vigore dal prossimo 21 dicembre, stabilisce infatti che ‘’le nuove strade e gli interventi di risanamento profondo delle pavimentazioni esistenti devono garantire una vita utile di almeno 20 anni’’, mentre ‘’gli interventi di risanamento superficiale devono avere una durata teorica di almeno 5 anni’’.
Il provvedimento introduce i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento dei servizi di progettazione, costruzione e manutenzione delle strade, con un focus particolare sulla sostenibilità, la riduzione dell’impatto ambientale e il miglioramento delle prestazioni nel tempo. E questo dovrebbe tradursi in una maggiore durata del fondo stradale per gli oltre 167.000 km tra strade urbane, extraurbane e autostrade presenti in Italia. Con un impatto economico importante, visto che gli investimenti per infrastrutture e mobilità sostenibili previsti dalla Legge di Bilancio 2022-2024 ammontano a 10,8 miliardi di euro per il potenziamento e la manutenzione.
Riguardo la costruzione o il rifacimento stradale, il decreto si riferisce ad Autostrade, Strade extraurbane principali, Strade extraurbane secondarie, Strade urbane di scorrimento e tratti interessati dall’attuazione dei Piani di Contenimento ed Abbattimento del Rumore (PCAR) previsti dalla Legge Quadro 447/95.
Il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio di politiche ambientali volte a promuovere l’uso di tecnologie e materiali sostenibili nelle opere pubbliche. E infatti, nel caso di realizzazione di nuove strade, manutenzione straordinaria o adeguamento, si richiede l’utilizzo di miscele per strati di usura aventi prestazioni acustiche tali da contenere il rumore da rotolamento immesso nell’ambiente circostante. Inoltre, un punteggio premiante verrà assegnato all’offerente che prevede un incremento della durata della pavimentazione e una riduzione dell’impatto acustico con prestazioni superiori a quanto previsto dal progetto.
A questo scopo – secondo Ecopneus (consorzio per la raccolta, il trattamento e la destinazione finale di pneumatici fuori uso), il polverino di gomma riciclata rappresenta una delle soluzioni più promettenti. Infatti, l’aggiunta di gomma riciclata al bitume o al conglomerato bituminoso – precisa Ecopneus – permette di realizzare strade più durevoli, con resistenza all’invecchiamento, riduzione della rumorosità generata dagli pneumatici di 3,5 decibel e più sicure, perché più resistenti alla formazione di buche. Questa soluzione è ampiamente usata negli Stati Uniti e in diversi Paesi Europei (come Austria, Spagna, Portogallo), ma l’utilizzo in Italia è ancora molto limitato (circa 900 km su tutto il territorio nazionale), pur rappresentando una soluzione economicamente premiante in termini di riduzione dei costi di manutenzione e delle emissioni di CO2.
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