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Mobilità: smart working fondamentale per diminuzione impatto ambientale

Lo studio della Kaunas University of Technology (KTU) dimostra che è possibile risparmiare almeno 4 litri di carburante per trasporti e 7,4 chilogrammi di anidride carbonica per ogni ora di lavoro a distanza ogni 100 dipendenti.

Un team di ricercatori provenienti da Lituania, Cipro e Germania ha studiato come l’applicazione di modelli di lavoro a distanza possa aiutare a combattere i problemi energetici e ambientali e contribuire allo sviluppo delle smart cities.

I risultati dello studio, condotto a Cipro e coordinato dalla Kaunas University of Technology (KTU) lituana hanno dimostrato che è possibile risparmiare almeno quattro litri di carburante per trasporti e 7,4 chilogrammi di anidride carbonica per ogni ora di lavoro a distanza ogni 100 dipendenti. Lo riporta l’agenzia di stampa Agi. Lo studio ha esaminato il ruolo del telelavoro durante la pandemia di COVID-19 e il suo impatto sulla sostenibilità e nel contesto delle smart cities.

La novità dell’approccio degli scienziati è la creazione di indicatori di impatto che dimostrano numericamente il potenziale dei modelli di lavoro a distanza nel contribuire a risparmiare risorse di carburante e anidride carbonica (CO2) e ridurre l’emissione di altri inquinanti. Lo studio ha analizzato i cambiamenti nei modelli di consumo energetico emersi durante la pandemia di Covid-19, in cui la percentuale più ampia della popolazione attiva è passata al lavoro da casa. 

Secondo gli studiosi, oltre al vantaggio di utilizzare meno mezzi di trasporto, il che implica un minor consumo di carburante e minori emissioni di CO2 e altri inquinanti atmosferici, uno dei cambiamenti più profondi che sono stati analizzati durante il lockdown, sono stati i modelli di consumo di energia. Il dottor Paris Fokaides della KTU, uno del team di studiosi, ha infatti dichiarato: “La maggior parte delle organizzazioni durante questo periodo ha cessato l’attività, riducendo immediatamente la domanda di energia e modificando drasticamente i modelli di consumo energetico rispetto a quello che fino ad allora era noto come business as usual”. 

Il ricercatore della KTU ha aggiunto che il lavoro a distanza include altri impatti ambientali diretti e indiretti, come la riduzione dell’inquinamento acustico, la diminuzione della necessità di terra per le reti stradali e le infrastrutture, la diminuzione della congestione stradale e il risparmio di risorse energetiche e materiali grazie al minor uso di carta e plastica.

Secondo il suo gruppo di ricerca, inoltre, il telelavoro può dare un contributo significativo allo sviluppo delle smart cities, generando alcuni dei cambiamenti di impostazione necessari per la digitalizzazione dei servizi urbani. Le conseguenze a lungo termine della pandemia – a loro avviso – attiveranno cambiamenti più permanenti legati alla digitalizzazione del lavoro e delle altre attività quotidiane e di conseguenza porteranno a una forte accelerazione della transizione verso le smart cities.