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Le imprese stradali per l’aumento dei prezzi dei materiali sono in allarme per il rischio insolvenza

L’allarme arriva dalle imprese che operano nel settore dei lavori stradali ed è contenuto in una lettera che l’associazione di riferimento (Siteb) ha indirizzato al ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini «Gli insostenibili aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia rischiano di frenare le attività dei settori dell’edilizia e dei lavori stradali. Da settembre a oggi il costo del gas nella produzione di asfalto si è quintuplicato. Servono misure urgenti di reale compensazione dei rialzi, con meccanismi effettivi di revisione prezzi che tengano conto anche dei costi energetici, solitamente esclusi dai contratti avviati. Senza veri interventi compensativi la filiera degli operatori del settore è destinata al blocco ed è a rischio anche la puntuale esecuzione dei lavori previsti dal Pnrr».

Nella lettera il Siteb segnala che il rialzo dei costi ha portato oggi il valore del gas metano a un’incidenza economica nella produzione del conglomerato bituminoso passata in pochi mesi da 2-3 euro a tonnellata agli attuali 12-13 euro. Un boom che si riflette inevitabilmente soprattutto nel comparto stradale che si era appena risvegliato dopo lunghi anni di crisi causato dall’assenza di investimenti in manutenzione e nuove infrastrutture.

Il presidente del Siteb Michele Turrini: «Chiediamo al Governo misure urgenti e straordinarie volte a compensare l’ascesa dei prezzi e in particolare la previsione di un contributo per l’emergenza energetica, circostanziato alla durata dell’eccezionale situazione economica congiunturale; la revisione delle soglie applicate al meccanismo di compensazione per il ‘caro materiali’, valido anche per i lavori stipulati in passato e non ancora eseguiti o in esecuzione. In alternativa, si potrebbe consentire alle imprese la rinegoziazione dei contratti in essere con gli enti appaltanti, aggiornandoli con i prezziari che prevedono gli aumenti delle materie prime e i maggiori costi energetici, per evitare le rescissioni dei contratti e la sospensione dei lavori i corso. Senza queste misure il Paese rischierà di assistere alla paralisi del settore e quindi al fallimento del piano di nuove opere messo in campo dal Pnrr».

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