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La crisi per l’impennata del caro-materiali, imprese chiedono a Draghi: la sicurezza dei cantieri in corso

L’Ance chiede a Draghi un nuovo decreto. L’Anac segnala prezzi insufficienti per i beni energetici.

Le imprese di costruzione chiedono di trovare una soluzione all’impennata dei prezzi dei materiali che ha messo in crisi i cantieri italiani. Sono in pericolo non solo i nuovi cantieri del Pnrr, ma tutti i lavori delle opere pubbliche già in corso o in via di esecuzione. Dopo la presa di posizione delle aziende risultate vincitrici degli accordi quadro Anas, l’allarme arrivato da Roma con la maxi-gara per il Ponte dei congressi disertata dalle imprese, i costruttori hanno deciso di chiamare in causa direttamente il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Serve un nuovo decreto, dice Buia di Ance: «un intervento urgente che, in via cogente, non in via facoltativa come ipotizzato nel Decreto Sostegni ter, obblighi le committenti ad adeguare i propri prezzari, riportandoli in linea con i reali valori di mercato»

«L’acciaio è quasi irreperibile – scrive Buia -, la produzione dell’asfalto si sta fermando, scarseggiano tutte le altre materie prime, anche a causa del caro energia e del prezzo del petrolio, stanno registrando aumenti insostenibili per le imprese». per questo servono «strategie nuove ed immediate, che consentano rapidamente di mettere in sicurezza, ristabilendo l’equilibrio contrattuale, anzitutto i contratti in corso di esecuzione, con offerte risalenti al 2020 o anteriori».

Anche il presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busia nel corso del suo intervento all’Energy Forum organizzato dall’Adam Smith Society, Busia si è soffermato sull’efficacia degli strumenti di compensazione dei prezzi messi in campo dal governo. «Non basta prevedere clausole di adeguamento dei prezzi, ma occorre anche verificare se i meccanismi utilizzati sono quelli giusti». Normalmente per gli appalti pubblici viene usato l’indice generale dei prezzi al consumo.

«Mentre l’indice generale è aumentato su base annua del 4,8% e dell’1,6% rispetto al mese precedente l’indice dei beni energetici regolamentati è aumentato del 94,6% su base annua e del 43,8% su base mensile». Insomma, «per tutte le attività basate su un forte consumo di energia – ha concluso Busia – l’adeguamento non è sufficiente, penalizzando le imprese».