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Di recente, numerosi studi hanno valutato il “sentiment” nei confronti della guida autonoma, anche con particolare riguardo alle problematiche di sicurezza

Negli ultimi decenni gli incidenti stradali si sono confermati una delle principali cause di morte, soprattutto per i giovani.

La tecnologia contribuisce fattivamente a soluzioni idonee per la riduzione del rischio di incidenti e di vittime sulla strada e i veicoli a guida autonoma possono costituire un fattore decisivo per la riduzione degli, anche sulla scorta dei primi risultati di specifiche ricerche condotte in tal senso. Sicurezza, fiducia, privacy, efficienza e responsabilità appaiono gli elementi più impattanti da valutare, soprattutto in funzione di un loro eventuale impiego nei servizi di polizia stradale. 

Di recente, numerosi studi hanno valutato il “sentiment” nei confronti della guida autonoma, anche con particolare riguardo alle problematiche di sicurezza, e ulteriori ricerche si sono focalizzate sulle differenze di opinione tra automobilisti e pedoni.

In particolare, ad esempio, è stata analizzata la percezione di sicurezza relativamente all’impiego di veicoli a guida autonoma all’interno di campus universitari e di complessi ospedalieri, come anche sono stati valutati gli aspetti etici della guida autonoma, con specifico riguardo al rischio di incidenti e alle possibili conseguenze.

In un tale contesto di sviluppo, individuando e studiando diverse variabili, è stato determinato come la guida autonoma venga generalmente percepita quale fattore di rischio medio basso.
Ciò premesso, gli autori hanno inteso condurre una diversa ricerca, in grado di interrogarsi su quali possano essere le prospettive per la guida autonoma nell’attività di polizia stradale, attraverso tre specifiche domande:
a)    Gli operatori di polizia stradale hanno fiducia nella guida autonoma per la loro attività? 
b)    A che punto è la progettazione/acquisizione di veicoli a guida autonoma dedicati all’attività di polizia?
c)    Quali sono le maggiori problematiche sotto il profilo giuridico?

La risposta alla prima domanda ha richiesto la somministrazione cartacea e on line a 1.000 ufficiali/funzionari di 29 Paesi europei (in ambito ROADPOL ) di uno specifico questionario quantitativo. In esito a ciò, l’opinione circa l’impiego di veicoli a guida autonoma nei servizi di polizia stradale appare declinare verso una risposta orientate al “possibile”, sottolineando una tendenza generale, per gli operatori di polizia, a fare affidamento sulla guida autonoma (46,8% del campione).

Il 48,5% degli intervistati, inoltre, ritiene che la guida autonoma possa costituire una valida prospettiva futura per l’attività di polizia stradale ed è favorevole all’impiego di un veicolo a livello 2 e 3 di automazione (parziale o condizionale), sebbene permanga una sostanziale diffidenza nei confronti dei veicoli totalmente automatizzati, preferendo mantenere la presenza umana e il pieno controllo dell’operatore nell’attività di polizia.

La guida autonoma costituirebbe un valido supporto nello svolgimento dei “compiti di routine” e viene auspicata per le attività di riconoscimento targhe, vigilanza stradale ad ampio raggio, rilevamento degli incidenti stradali e d’intelligence.

Le maggiori preoccupazioni, invece, si riferiscono alla possibile interazione con veicoli non a guida autonoma, con pedoni e ciclisti, al fatto che i veicoli a guida autonoma non hanno la stessa condotta di guida dei conducenti umani in generale, ai possibili malfunzionamenti e ai problemi di sicurezza e di tutela della “privacy”.

Al Suwadi et al. (2018) ed Al Shouk (2018) hanno aperto il campo della ricerca allo sviluppo di profili per la possibile produzione di veicoli a guida autonoma da destinare alle Forze di polizia e specifici esercizi operativi sono in corso a Dubai (Emirati Arabi Uniti), negli Stati Uniti d’America, in Lussemburgo, Svizzera e Repubblica Ceca.

Negli Stati Uniti d’America la casa automobilistica Ford ha sviluppato un brevetto per costruzione di specifici veicoli a guida autonoma destinati esclusivamente alle attività di polizia, attraverso una connessione wireless con telecamere di sorveglianza e l’utilizzo di “boe” presenti su specifici tratti di “smart roads”, in grado d’interfacciarsi automaticamente con i database delle Forze di polizia.

Il corretto funzionamento del sistema non contempla però, al momento, situazioni al di fuori della norma e non rientranti negli schemi conosciuti dalla macchina, sicché i conseguenti profili di responsabilità variano sostanzialmente, a seconda che ci sia o possa esserci controllo diretto da parte del conducente, anche in via immediata, ovvero che questo sia del tutto assente.

In tal senso appare di particolare importanza la problematica legata a possibili violazioni del sistema di guida autonoma da parte di hacker in grado di assumere de facto il controllo del veicolo, anche alla luce delle recenti disposizioni, vincolanti in tema di progettazione, dettate dalla UNECE – United Nations Economic Commission for Europe nel Regolamento nr. 155 del 4 marzo 2021. 

Operativamente, sebbene siano stati studiati e prodotti taluni vademecum e protocolli d’intervento, permangono significative lacune legislative relativamente alle imputazioni delle singole responsabilità in caso di incidenti.

Ciò soprattutto in ragione della difficoltà di individuarne una effettiva possibilità di attribuzione in capo a singole persone fisiche, come anche a soggetti giuridici determinati, e della perdurante assenza di norme di legge ad hoc, pure ribadendosi la conosciuta problematica connessa ai differenti livelli di automazione.

 In ottica futura, quindi, le prospettive per la guida autonoma nell’attività di polizia stradale appaiono strettamente connesse, in termini positivi, allo sviluppo della sperimentazione di veicoli ad hoc, alla necessità della definizione di procedure operative standardizzate e alla specifica regolamentazione giuridica della materia.