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Mercato auto Italia: a febbraio calo del -12,3%

(come riportato su Le Strade dell’Informazione)

Flessione maggiore se si analizza il primo bimestre del 2021: -13,1%

Il mercato delle auto in Italia inizia l’anno in sofferenza. Secondo gli ultimi dati comunicati dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, nel mese di febbraio sono state immatricolate 142.998 auto, con una flessione del 12,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Analizzando il primo bimestre, il calo è superiore, attestandosi al -13,1% pari a 277.145 vetture immatricolate. Preoccupati gli operatori del settore che non hanno mancato di far sentire la voce agli organi di informazione.

Il Centro Studi Promotor evidenzia come un sostegno potrebbe venire dagli incentivi previsti dalla legge Finanziaria. “Fino a prova contraria – osserva infatti Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – l’obiettivo del Governo è sostenere l’economia per raggiungere quest’anno quantomeno l’incremento del 4% del Pil previsto dall’Istat.

Il raggiungimento di questo obiettivo non è compatibile con un settore dell’auto al collasso. Occorre quindi che il Governo rifinanzi immediatamente gli incentivi per le auto più richieste dal pubblico. E’ anche indispensabile che il Recovery Plan preveda interventi significativi per sostenere il settore dell’auto strategico anche per la transizione ecologica”. 

L’andamento del settore è analizzato anche da Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia: “Nel secondo mese dell’anno, assistiamo nuovamente a una performance negativa del mercato dell’auto, visto che volumi così bassi non si vedevano da febbraio 2015.

Pur in presenza di un migliorato clima di fiducia di consumatori e imprese, anche grazie alla ritrovata stabilità politica, con l’avvio delle attività del nuovo Governo, sull’opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli, fra cui l’automobile, da parte dei consumatori, si rileva un peggioramento nel mese, evidentemente per via di una situazione economica ancora critica che necessita di tempo e interventi adeguati ad una vera ripartenza.

Le misure di incentivazione alla domanda, in vigore fino a fine giugno si confermano indispensabili per sostenere il comparto in un momento delicato. Sono sempre in controtendenza le immatricolazioni di auto elettrificate, con le ibride ed elettriche, insieme, in rialzo del 141,8% nel mese con una quota del 34,8% e il sorpasso sulle  auto a benzina (33% di quota). Analogamente le ibride mild e full, che rappresentano il 28,9% del mercato di febbraio, superano la quota delle vetture diesel (24,6%). Ottima performance anche per le ricaricabili, i cui volumi mensili superano del 124,5% quelli di febbraio 2020, toccando una quota del 5,9% (2,3% a febbraio 2020 e 5% a gennaio 2021). Proprio a partire da questi numeri nei segmenti protagonisti della rivoluzione green, auspichiamo una quanto più possibile rapida attuazione degli interventi necessari per traguardare con successo la transizione tecnologica che la filiera automotive sta attraversando”. 

In linea le riflessioni di Michele Crisci, presidente dell’Unrae: “Il dato sulle immatricolazioni di febbraio conferma la pesante condizione in cui versa il mercato dell’automotive, una situazione critica che fa presagire un drammatico e ulteriore peggioramento quando prevedibilmente a fine marzo, inizio aprile, i fondi destinati agli incentivi saranno esauriti.

Auspichiamo che il Governo decida di rinnovare quanto prima il sistema degli incentivi, il cui utilizzo sta dimostrando un grosso beneficio ambientale: le nostre valutazioni, basate sui dati delle vendite, indicano che l’incentivazione governativa dei mesi estivi è stata usata per il 60% per l’acquisto di  auto ‘verdi’ ed Euro 6 a fronte della rottamazione di vetture obsolete e inquinanti.

I dati elaborati dall’Unrae sull’andamento del mercato indicano nel 2020 una perdita di fatturato per il settore pari a 10 miliardi di euro, che per le casse dello Stato si traduce in mancate entrate in termini di Iva per 1,8 miliardi; una cifra rilevante alla quale, nell’ipotesi pessimistica di una ulteriore depressione del mercato dell’auto, si rischia di aggiungere anche la chiusura di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro con i relativi danni economici e sociali”.

Tra i motivi che rallentano la ripresa del settore, l’Unrae aggiunge la penalizzazione fiscale delle auto concesse dalle aziende ai dipendenti come fringe benefit, “settore che nel resto d’Europa è in crescita e raggiunge quote del 63% in Germania, del 54% in Uk, del 53% in Francia, del 50% in Spagna, mentre in Italia è fermo al 36% per l’elevata imposizione fiscale cui è sottoposto”.