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La nuova diga foranea per il porto di Genova per far arrivare le super-navi

Grandi porta container ma anche le ammiraglie delle crociere: la metà dell’investimento arriverà dal Recovery Fund, il resto dall’autorità portuale e privati.

Per l’infrastruttura marittima più costosa d’Italia è prevista una spesa di un miliardo di euro, la nuova diga foranea del porto vecchio di Genova.

Il primo porto d’Italia mette a punto un piano straordinario di interventi che fa leva sulla nuova diga e si allarga fino alle banchine di Savona, con un investimento complessivo di oltre 2 miliardi di euro, in grado di intervenire sulle quattro modalità di trasporto: mare, ferro, gomma e cielo.

L’intervento è sotto la guida di Paolo Signorini, al suo secondo mandato quadriennale al timone dell’autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale a cui fanno capo in sostanza quattro porti: Sampierdarena e Pra’, all’interno dei confini genovesi, Savona e Vado Ligure. Il governo intende sostenere la realizzazione della nuova diga con un investimento di 500 milioni provenienti dal Recovery Plan. Il resto arriverà dall’authority che lo ha già messo nel suo bilancio preventivo, confidando di poter completare l’opera ricalcando il modello impiegato per il Terzo Valico ferroviario, con lotti costruttivi finanziati nelle varie leggi di bilancio.

L’infrastruttura da realizzare nell’arco di dieci anni, consentirà al porto di governare in sicurezza l’entrata e l’uscita delle grandi navi portacontainer e le nuove navi da crociera di 200.000 tonnellate di stazza lorda. Una rivoluzione non solo per i traffici marittimi, ma anche per le inevitabili ripercussioni a terra, in termini di volumi movimentati e di passeggeri trasportati. Diventa perciò fondamentale gestire al meglio la logistica e incassare anche la condivisione del territorio.

Il progetto di fattibilità, che è stato affidato a Technital, punta alla realizzazione di una infrastruttura “attiva”, non solo come barriera a protezione del porto, ma anche una realtà in grado di produrre energia sfruttando il moto ondoso che si infrange sulla nuova diga e il vento che aziona le pale eoliche posizionate sulla base; contribuendo così a rafforzare la conversione green delle infrastrutture portuali.

La nuova diga sarà realizzata a 500 metri da quella attuale, con fondali superiori ai 50 metri di profondità, sarà prodotto uno sforzo progettuale fortemente innovativo e capace di diventare un modello anche per altre analoghe costruzioni. Una nave specializzata per questo tipo di operazioni, sta sondando i fondali per acquisire tutti gli elementi utili alla costruzione.

La crescita dei traffici non può avvenire pensando di caricare ulteriormente sulla strada il flusso dei container in entrata e in uscita dallo scalo. La crisi provocata dall’emergenza sanitaria ha bloccato nel 2020 il porto a 2,5 milioni di teu ma nella prospettiva della ripartenza, con l’obiettivo di raggiungere in un biennio i 3 milioni di teu, diventa fondamentale potenziare la modalità ferroviaria. La sfida, tutta ancora da vincere ma già pianificata, è quella dell’ultimo miglio, dando la possibilità ai treni di arrivare fino all’ingresso dei terminal portuali.