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Il Ponte sullo Stretto serve. Ma a tre campate, con la difficoltà delle pile in alveo

Il ponte sullo Stretto di Messina non sarà a campata unica ma a tre come pare si stia decidendo, il collegamento stabile Italia Sicilia è utile e necessario ma non nel modo in cui si era quasi confermato.

Il gruppo di lavoro della Commissione del Ministero delle infrastrutture sostiene che: esistono importanti motivazioni per realizzare un sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina. Dopo 50 anni abbiamo di nuovo compreso che il Ponte serve a collegare la Sicilia al resto dell’Italia all’interno del corridoio europeo che va da Berlino a Palermo. Il progetto del ponte a campata unica viene abbandonato con un altro a tre campate su un tracciato differente rispetto al progetto e un percorso autorizzativo durato 20 anni.

La realizzazione del nuovo progetto, di due antenne basate sui fondali profondi dello stretto, riprendente gli studi di una soluzione lungamente dibattuta a livello di fattibilità, e scartata ad inizio degli anni ’90 per inefficienze economiche e problematiche tecniche ed ambientali ripescata a distanza di 30 anni. Soluzione bocciata e riproposta senza elementi innovativi.

Un progetto differente rispetto a quello del consorzio Eurolink basato su studi specifici del ponte a campata unica, che poi ha portato al progetto preliminare, ad una gara internazionale per la progettazione e costruzione, allo sviluppo di un progetto definitivo, che è stato rivisto, validato ed approvato da vari enti ed Istituzioni internazionali.

L’analisi di fattibilità tecnico-economica è stata fatta, la valutazione di impatto ambientale anche, la conferenza dei servizi conclusa, l’ok del Cipe ottenuto nel lontano 2003, servirebbe soltanto un Decreto legge per rianimare la società Stretto di Messina. Decisione che tiene prevedeva contenziosi e penali per oltre 700 milioni.

Sulla tenuta anti-sismica il progetto era stato elaborato in sintonia con l’Ingv, ha avuto il via libera del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, l’ok dei massimi esperti del Politecnico di Milano, approvata dall’americana Parson Transportation. Sono stati fatti studi ampiamente conservativi in grado di rassicurare su oscillazioni determinate da un evento sismico paragonabile a quello che devastò Messina nel 1908 considerato dopo anni di studi il massimo possibile nell’area, anche tutte le simulazioni della galleria del vento hanno avuto esito positivo.

Lo stesso gruppo di lavoro del MIMS esprime le difficoltà tecniche per una soluzione alternativa al progetto definitivo in essere: «Per ponti a più campate con pile in alveo, dovranno essere condotte indagini geofisiche, geologiche, geotecniche, fluidodinamiche. Si dovranno analizzare le azioni e gli effetti delle correnti marine, la presenza di faglie, frane sottomarine e di tutti i tipi di accumuli di sedimenti sommersi che possono subire deformazioni, spostamenti, rottura, liquefazione dinamica. Le indagini dovranno permettere di valutare il comportamento meccanico dei volumi di terreno che influenzano e sono influenzati dalle opere a terra e in alveo. Bisognerà inoltre considerare che nelle parti centrali dello Stretto, nella zona assiale del graben, è attesa una subsidenza cosismica superiore al metro in caso di attivazione di faglie ai margini dello Stretto per terremoti di magnitudo superiore ai 6,5 gradi Richter».

Ripartiremo di nuovo dopo 50 anni di lunghi dibattiti.