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Con le aspettative del 5G il traffico sarà più scorrevole e meno caotico

Perderemo meno tempo con semafori e parcheggi smart. Ma le promesse del 5G non si sono ancora realizzate

A che punto siamo con il 5G. Le reti mobili di quinta generazione sono destinate a coprire il territorio italiano entro il 2025. Per la fine del 2022 i telefoni compatibili saranno la maggioranza di quelli venduti. Da anni gli esperti ne parlano come di una tecnologia in grado di cambiare la società. E tra questi mutamenti in prima fila c’è l’auto, con tecnologie che viaggiano parallele al 5G come l’elettrificazione e altri ad esso strettamente incrociati come guida assistita e autonoma. Perché di questo cambiamento finora si è visto poco, quanto ci sarà da aspettare e quanto ci riservano i prossimi anni non lo sappiamo.

Il Centro Studi Tim ha pubblicato il rapporto «Smart Italy 5G» curato da Michele Palermo e Guido Ponte, che fa i conti dei benefici delle nuove reti per l’economia italiana, da oggi fino al 2040. Si punta a maggior efficienza nei processi produttivi. Il 5G sarà un tassello fondamentale per avere maggior sicurezza, meno stress, meno inquinamento e perdite di tempo (con semafori e parcheggi smart).

Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano afferma: «Il 5G non è monolitico ma è una generazione di tecnologie in evoluzione. Ogni anno vengono rilasciate nuove specifiche che coprono diverse possibilità funzionali. È già attiva la banda larga mobile ma è meno utile per l’auto, mentre la bassa latenza (ridotti tempi di risposta, ndr) sta arrivando ed è quella più interessante per i veicoli».

Insomma, il 5G è costituito da tasselli stanno andando poco per volta a posto. Una tipica applicazione che già entro 2 o 3 anni potrebbe essere operativa è legata alla sicurezza, con possibilità finora impensabili. Gli attori coinvolti sono molti, e questa è una delle complessità (non tecnologiche, ma «di sistema» del 5G.
Le società che gestiscono autostrade e superstrade potranno fare accordi con i produttori per servizi di informazione su traffico e pericoli sulla carreggiata super-dettagliati: non solo in quale punto esatto comincia una coda ma anche in quale curva c’è una lastra di ghiaccio, con il vantaggio (rispetto a servizi come Waze di Google basati sulle segnalazioni degli utenti) di offrire informazioni «trusted» cioè affidabili per definizione perché rilevate da sensori smart del gestore stesso.

Umberto Ferrero, Responsabile 5G & Digital Trasformation di Tim, ricorda che di recente è stato  completato il Progetto C-Roads, con diversi partner italiani, testando comunicazioni tra infrastrutture, automobili e mezzi pesanti, sull’Autostrada del Brennero». In questo progetto Iveco ha testato il cosiddetto «Truck Platooning», ovvero un convoglio di tir in cui è il primo mezzo che «guida» gli altri come fosse la motrice di un treno, con i camion della fila che frenano e accelerano in maniera autonoma. Mentre il Centro ricerche Fiat ha potuto testare l’Highway Chauffeur, la funzionalità di automazione dei veicoli che permette di regolare la velocità, mantenere la traiettoria ed effettuare il cambio corsia in modo automatico.

Per la vera guida automatica serve invece più tempo perché la complessità, soprattutto in città, è enorme. Insomma, i mutamenti che il 5G porterà sulle quattro ruote sono davanti a noi ma i tempi per realizzarli, anche se quasi a portata di mano, sono molto meno chiari.

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