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Autostrade per l’Italia, proposta ingresso di Cassa Depositi in Atlantia al 15%

Dal crollo del viadotto Morandi, che aprì formalmente la procedura di revoca della concessione da parte del governo, il cambio di controllo del gestore Autostrade è un riassetto ancora tutto da costruire, fermo e da valutare.

La cordata composta da Cassa depositi e i fondi esteri Blackstone e Macquarie dovrebbe rilevare l’88% della concessionaria autostradale, quota venduta da Atlantia.

La holding infrastrutturale, controllata al 30% dalla famiglia Benetton attraverso Edizione Holding   però ha già bocciato due valutazioni preliminari della società da parte degli offerenti che valuterebbero la partecipazione tra i 7,5 e gli 8,5 miliardi, propendendo per 7,5 per le incognite derivanti al rischio di dover rimborsare forti danni indiretti per il crollo del Polcevera.

L’ultima ipotesi è che il controllo vada ad investitori nazionali guidati da CdP che prenoterebbe il 51%. Atlantia intanto ha già fissato per il prossimo venerdì 15 gennaio l’assemblea dei soci per procedere alla scissione di Autostrade ipotizzando anche la quotazione in Borsa.

Il nodo principale sta nell’approvazione del piano economico-finanziario, il documento che registra l’ammontare degli investimenti agganciandolo alla dinamica tariffaria. È attesa la valutazione del Cipe e della Corte dei Conti.

Senza contare la propensione per un ingresso di Cdp nella stessa Atlantia con una quota del 15%. Un’operazione difficilmente realizzabile per il peso economico.