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Utility italiane pronte a sostenere il Paese: progetti per 17,4 miliardi

Riportiamo l’intervista di Cheo Condina apparsa su Enti Locali & Edilizia di oggi alla neo presidente di Utilitalia Michaela Castelli.

La seconda ondata di Covid-19? «Nei mesi più duri dell’emergenza le utility hanno garantito i servizi essenziali per la vita dei cittadini con continuità ed efficienza e continueranno a farlo».

Il Recovery Fund? «Utilitalia ha raccolto dalle proprie associate 1.470 progetti per 17,4 miliardi di euro: si sovrappongono solo in parte al piano da 50 miliardi che avevamo annunciato nei mesi scorsi per contribuire al rilancio del Paese».

Un ulteriore consolidamento del settore dei servizi pubblici? «Nel contesto attuale la scala può diventare una variabile importante, mettendo tuttavia sempre al centro le esigenze degli utenti». Michaela Castelli è stata nominata lo scorso luglio presidente di Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, succedendo a Giovanni Valotti.

È presidente della multiutility romana Acea, nonché di Sea e di Nexi. Una manager che ha dunque un’ampia visuale dell’economia italiana e del mondo delle imprese. Per questo Castelli identifica subito che cosa serve al mondo delle utility per esprimere a pieno le proprie potenzialità in termini di investimenti: «Semplificazioni e abbattimento degli ostacoli ancora legati agli iter autorizzativi per colmare il gap infrastrutturale tra le aree del Paese e migliorare la qualità della vita dei cittadini».

Il Recovery Fund mette a disposizione del Paese una capacità di fuoco supplementare in termini di investimenti. Che progetti ha messo a punto Utilitalia e quali effetti positivi possono avere sull’economia reale?

Con il sostegno del Recovery Fund il contributo delle utility alla ripresa del Paese in chiave sostenibile può diventare decisivo. Utilitalia ha raccolto 1.470 progetti per un valore di 17,4 miliardi, di cui 16,4 legati alla transizione verde e 1 alla digitalizzazione. Complessivamente possono avere con un potenziale impatto sul Pil pari a + 1,02% ed effetti positivi sull’occupazione pari a 234mila nuovi posti di lavoro.

Già nei mesi scorsi Utilitalia si era detta pronta a mettere sul piatto, attraverso le proprie associate, 50 miliardi di investimenti nei prossimi cinque anni.

I progetti proposti nell’ambito del Recovery Fund si sovrappongono solo in parte a questo piano che prevedeva, vorrei ricordarlo, 30 miliardi di investimenti nel settore idrico, 12 in quello energetico ed 8 in quello ambientale, con un potenziale + 3,6% sul pil e un incremento di 400 mila posti di lavoro, un terzo dei quali solo al Sud.

Per implementare questa enorme mole di investimenti chiedete tuttavia al Governo un framework normativo adeguato.

Gli ostacoli da abbattere sono legati agli iter autorizzativi e conseguenti. Le cosiddette “semplificazioni”: nonostante il recente provvedimento approvato, andrebbero ulteriormente velocizzati gli iter procedurali, soprattutto con riferimento al Codice dei Contratti Pubblici. Chiediamo norme che favoriscano la realizzazione degli investimenti e di opere ormai non più procrastinabili: nuovi invasi e interconnessioni tra acquedotti per rendere il sistema idrico più efficiente e resiliente, impianti di trattamento dei rifiuti che consentano di chiudere il ciclo in un’ottica di economia circolare ed interventi che supportino la transizione energetica.

La seconda ondata di Covid si sta rivelando peggiore del previsto. Nel caso la situazione dovesse peggiorare ulteriormente quali forze e quali competenze le utility sono pronte a mettere in campo per sostenere il Paese?

Le utility hanno garantito nei mesi più duri dell’emergenza, e continueranno a garantire in futuro, i servizi essenziali per la vita dei cittadini con continuità ed efficienza, grazie allo sforzo delle imprese e dei lavoratori.

Un tema sul tavolo, per le aziende di servizi pubblici, è quello del consolidamento. Secondo lei il mercato, che ha già svolto diversi passi in avanti negli ultimi anni, necessita di proseguire su questo percorso?

In un contesto di sfide nuove come quelle legate al cambiamento climatico, una forte capacità industriale è una condizione essenziale per far sì che le utility siano al centro dello sviluppo sostenibile. Di conseguenza, la “dimensione” può diventare una variabile sempre più rilevante anche perché spesso si traduce in maggiori competenze e capacità “realizzative”. Se sono in grado di creare sinergie importanti, le aggregazioni, così come percorsi di “partnership”, nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica rappresentano sicuramente una via da percorrere; l’importante è che si preservi il rapporto con il territorio e che si mettano sempre al centro le esigenze dei cittadini.