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Nuove sfide per le infrastrutture

(come riportato da Le Strade dell’Informazione)

Problematiche ambientali e coronavirus ridefiniscono i piani di sviluppo in Asia. Lo riporta l’articolo di Henny Sender sul Financial Times

L’edilizia residenziale a prezzi accessibili, come le strade, l’energia, il cibo e il lavoro, sarà il fulcro di innovativi progetti d’immediato impatto economico e sociale: lo sottolineano gli operatori delle principali banche di sviluppo in Asia, come riporta l’articolo di Henny Sender sul Financial Times, che prende le mosse da quanto accaduto in Cina.

Non appena infatti il virus è dilagato a Wuhan, i funzionari dell’Asian Development Bank (ADB), istituto finanziario con sede a Manila, una delle banche di sviluppo che in tempi normali rendono possibili molti dei maggiori progetti internazionali, hanno ricevuto una chiamata da China Gas, che chiedeva aiuto per finanziare il gas naturale liquefatto per gli ospedali costruiti per fronteggiare l’esigenza di posti letto e il Covid.

La pandemia non consente di svolgere le attività come di consueto e ha alimentato i timori che alcuni lavori potrebbero essere rinviati perché il denaro sarà destinato ai problemi immediati, come per esempio ha appena fatto proprio ADB portando a 20 miliardi di dollari la spesa a sostegno dei governi per la gestione delle conseguenze del virus.

I cieli nuovamente azzurri per lo stop a fabbriche e veicoli e il petrolio a 20 dollari al barile potrebbero far perdere il senso dell’urgenza di contrastare l’inquinamento, l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento climatico e passare a energie rinnovabili, annullando i passi avanti fatti in tema di infrastrutture ecologiche, sostenibili e resilienti.

È per questo che è fondamentale, per bilanciare la minaccia immediata del Covid-19 e l’esigenza a lungo termine di infrastrutture a sostegno della crescita, il ruolo delle banche di sviluppo, che i privati considerano più credibili e affidabili dei governi, per natura più mutevoli.

I governi nei paesi asiatici emergenti hanno bisogno di assistenza sia per pianificare che per finanziare progetti infrastrutturali come strade o centrali elettriche che permettano alle industrie di installarsi creando occupazione: i politici, però, ragionano per lo più in termini di cicli elettorali, ben più brevi di quelli di realizzazione delle infrastrutture, per cui si spende oggi puntando su un beneficio futuro.

Preoccupazione desta anche la possibile perdita della coesione sociale dovuta alla pandemia: per porvi rimedio si pensa per esempio di concentrarsi sulla sicurezza alimentare per i più bisognosi e garantire il rafforzamento delle reti di sicurezza sociale.

Il cambiamento climatico potrebbe comunque, finita la pandemia, obbligare tutti a pensare in modo nuovo anche alle infrastrutture, determinando la probabile convergenza, in parte già evidente, fra investimenti infrastrutturali ed ESG.

In questi giorni banche, assicurazioni, istituti come BlackRock e altri asset manager si stanno opponendo a progetti infrastrutturali un tempo usuali come la costruzione di centrali a carbone: assicurazioni come Swiss Re tendono a considerare sempre più i fattori ambientali nei propri calcoli, coprendo con polizze specifiche anche eventi meteorologici estremi, resi più frequenti e gravi dal cambiamento climatico, reputando una forma di gestione del rischio le infrastrutture resilienti e sostenibili.