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Mose, il mistero dei test annullati: “Potrebbe non funzionare”

photo credit: www.larepubblica.it

 

La Laguna ha salutato l’anno terribile dell’acqua alta, ma l’opera infinita che dovrebbe salvarla è in alto mare. La consegna è prevista a fine 2021, ma anche l’ultimo tentativo di alzare le paratoie è stato bloccato.

Con i 187 centimetri raggiunti lo scorso 12 novembre, picco più alto di sempre dopo i 194 del 4 novembre del 1966, gli interrogativi sul funzionamento del sistema di dighe mobili per proteggere la città dalla marea restano aperti. Funzionerà? A partire da quando? Chi lo gestirà?

“Immaginare un altro autunno come quello vissuto negli ultimi due anni è impensabile” – ha ripetuto il patriarca Francesco Moraglia, interprete del sentimento di una città che si è scoperta fragile come cinquant’anni fa.

Dovrebbe esserci il Mose, almeno dal 2016, a difendere Venezia dall’acqua alta. Ma il sistema di dighe mobili alle tre bocche di accesso alla laguna (con 78 paratoie per 4 barriere a Lido-Treporti, Malamocco e Chioggia) costato fino ad ora più di 5,5 miliardi di euro, è stato travolto nel 2014 dallo scandalo della corruzione scoperchiato dalla procura di Venezia (l’ex presidente della Regione Giancarlo Galan, tra i nomi più noti, ha patteggiato 2 anni e 10 mesi) e ha subìto uno stop. Il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per i lavori, è stato commissariato. La data di consegna dell’opera è ora prevista per la fine del 2021.

Ma dopo svariate prove di sollevamento, l’ultima il 4 dicembre a Malamocco, più di qualcuno anche tra i rappresentanti delle istituzioni si è chiesto se intanto non sia possibile alzare almeno una parte delle paratoie per mitigare gli effetti della marea.

Una richiesta di valutare l’entrata in funzione delle barriere il 23 dicembre, con una marea di 150 cm prevista per la vigilia di Natale, è stata formalizzata dai vertici del Provveditorato alle opere pubbliche, per la barriera di Treporti.

Personale mobilitato, Capitaneria informata, ipotesi presa in considerazione. E poi bocciata in tarda serata: troppi rischi. Con l’impressione che ancora non ci sia una collaudata catena di comando.

È chiaro invece l’elenco di ciò che manca: parte dei compressori per alzare le paratoie, generatori elettrici di emergenza, personale operativo.

Il Mose c’è perché si vede. Ma non c’è perché non può entrare in funzione. Per ora solo test. Si ripeteranno nei prossimi mesi, anche in condizioni meteo avverse. Con un obiettivo. “Per l’autunno 2020, se pur in una forma provvisoria, nell’ambito di un coordinamento più ampio della protezione civile e un piano operativo d’emergenza da condividere”, sostiene Giuseppe Fiengo, uno dei tre commissari del Consorzio, “le barriere, o almeno una parte, dovranno essere alzate”.

Un impegno che deve fare i conti con le difficoltà del Consorzio nel proseguire con i lavori dopo la fuoriuscita delle principali aziende (Mantovani, Condotte e Fincosit) travolte dalla scandalo, i ricorsi e le manutenzione per i materiali corrosi, a partire dalle cerniere, cuore del sistema, che collegano le paratoie ai cassoni di calcestruzzo in fondo alla laguna.

“Ci sono i presupposti per consegnare l’opera a fine 2021”, ribatte Fiengo, “prima ognuno guardava al proprio pezzetto di cantiere, oggi c’è una visione d’insieme, sia nei cantieri che tra le istituzioni”.

Per la gestione del Mose il governo, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il veneziano Andrea Martella, sta pensando a un’agenzia da istituire in fretta. Il picco di 187 centimetri, con l’acqua intrappolata in laguna dallo scirocco, è stato un ulteriore campanello d’allarme.

Ma non è stato il solo. Per usare le parole degli esperti del Centro Maree: “Il 2019 risulta primo per numeri di eventi maggiori o uguali a 110, 120, 130, 140, 150, 150, 170. Non si è mai visto un anno come questo”.

La marea si misura dal 1874, diventa acqua alta sopra gli 80 centimetri. Delle dieci più alte, cinque sono state nell’ultimo decennio, quattro negli ultimi due anni, tre a novembre: 187 centimetri il 12, 154 tre giorni dopo, 150 domenica 17. Una sequenza mai vista. Aspettando il prossimo autunno.