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Lockdown, tra geolocalizzazione e “contact tracing” digitale

Photo credit: International Web Post

In una nota di Carlo Argeni si legge che le app si confermano utili a monitorare gli spostamenti e nell’azione di contrasto al Covid-19

Big data e Covid-19. Un binomio che non sorprende chi svolge attività di data analysis perché la grande mole dei primi, in forma “aggregata e anonimizzata”, che si ricava dalla geolocalizzazione degli smartphone, mette a disposizione delle Autorità un quadro d’insieme sugli spostamenti delle persone e sulla mobilità in generale.

Google ha mappato i più frequenti, da quando sono state attivate le restrizioni finalizzate a contrastare il Coronavirus. I dati, che vanno dalla seconda metà di febbraio al 29 marzo scorso, hanno evidenziato, ad esempio, che un italiano su tre frequenta ancora il proprio posto di lavoro e che la residenzialità è in crescita (più 24%).

Le persone, insomma, sono più presenti nelle proprie abitazioni. Si può sviluppare, volendo, una reportistica di dettaglio relativamente a regioni e comuni. Gli algoritmi possono andare alla ricerca di ulteriori informazioni che consentano ai decisori politici di assumere provvedimenti mirati alla prevenzione e repressione di comportamenti sociali che riducano l’efficacia delle misure fin qui adottate.

Si stanno progettando e testando numerose app che, nel rispetto della privacy dei cittadini, contribuiscono a una maggiore conoscenza del fenomeno emergenziale che stiamo vivendo. Nella Corea del Sud l’attivazione di un sistema di controllo supportato da tecnologie digitali, che verifica pure il rispetto dell’isolamento da parte dei contagiati, si è rivelato particolarmente valido e ha consentito di limitare la chiusura di città, attività produttive e commerciali.

Negli Usa i dati Gps forniti da Facebook sono utilizzati da Governo per verificare l’adozione e l’efficacia delle misure di distanziamento sociale. In Cina, Alipay Health Code, un’applicazione realizzata dal colosso dell’e-commerce Ali Baba, sempre tramite la geolocalizzazione, avvisa della presenza, nelle vicinanze, di portatori di contagio.

Rileva le aree più a rischio sulla base di un QR Code che, secondo il colore visualizzato, fornisce un indice di sicurezza. TraceTogheter è, invece, un’app sviluppata a Singapore.

Con il bluetooth memorizza i contatti tra le persone. Per attivarla si deve fornire l’autorizzazione per il trattamento dei dati personali al Ministero della Salute.

Le info restano nel database per ventuno giorni. In caso d’infezione risulta semplice risalire agli ultimi contatti con altre persone e, di conseguenza, delimitare ulteriori possibilità di infezioni.

Applicazioni di telemedicina e di “contact tracing” digitale monitorano costantemente le condizioni di salute di quanti in quarantena. I medici le controllano a distanza e in real time. In caso di necessità, intervengono immediatamente.