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Lo smart working «cancella» l’assenteismo nella PA: un solo licenziamento nel 2020

Photo credit: Quotidiani Verticali Web

(come riportato da Gianni Trovati su Enti Locali & Edilizia)

Con il Covid azioni disciplinari giù del 48,6%. Assenteismo riportato in calo dell’80,9 per cento

L’emergenza sanitaria, e lo Smart Working generalizzato che ha diffuso nella Pubblica amministrazione, cancella il problema dell’assenteismo. O, meglio, delle sue manifestazioni pratiche, in termini di procedimenti disciplinari.

Il dato emerge chiaro dal report diffuso ieri dalla Funzione pubblica sui procedimenti disciplinari avviati dalle amministrazione nei primi otto mesi dell’anno. Le ricadute del Covid hanno colpito tutta la macchina ispettiva, con un crollo delle azioni disciplinari del 48,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: ma nel caso dell’assenteismo la flessione è stata dell’80,9 per cento.

La pandemia, insomma, sembra aver cancellato quello che il dibattito pubblico aveva individuato come una delle piaghe principali della PA, i cosiddetti “furbetti del cartellino” su cui si sono concentrate tutte le ultime riforme della Pubblica amministrazione con un crescendo di sanzioni fino alla previsione del licenziamento ultra-rapido.

Tanta fatica normativa sembra essere stata spazzata via dal Covid: nei primi otto mesi di quest’anno le azioni disciplinari per la “falsa attestazione in servizio” sono state 21, e solo una ha portato al licenziamento (un’altra è sospesa per un procedimento penale concomitante). In otto casi il procedimento ha portato alla sospensione dal servizio, sei iter sono ancora in corso mentre sono state cinque le archiviazioni.

A determinare il rapido tramonto del problema assenteismo è ovviamente la generalizzazione del “lavoro agile”, che cancellando il passaggio al cartellino annulla di conseguenza anche la necessità di incaricare qualche collega per la propria timbratura. Ma la questione va molto oltre l’emergenza: perché la stessa ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone ha ribadito in più occasioni l’obiettivo di raggiungere a regime la possibilità di lavoro a distanza per il 60% delle funzioni che non impongono necessariamente la presenza.

E questo determina una prospettiva strutturale in cui saranno necessarie nuove forme di verifica delle attività svolte dai dipendenti.

Per evitare che si perpetui uno scenario vissuto da molte amministrazioni in questi mesi, in cui i dipendenti che hanno continuato a lavorare davvero anche a distanza si sono dovuti sobbarcare il carico di chi con lo Smart Working ha di fatto abbandonato l’attività.

Uno squilibrio spesso già presente ai tempi del normale lavoro in presenza, ma estremizzato dalla pandemia. Fin qui le normative introdotte per prolungare il lavoro agile nel pubblico impiego si limitano a indicare la necessità di verifiche concentrate sulla qualità e quantità del lavoro svolto dai dipendenti. Ma senza profonde modifiche organizzative (e tecnologiche) sono destinate ad allungare il già ricco elenco delle pure petizioni di principio.