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La filiera del cemento riparte ma sono a rischio 800 imprese

Photo credit: SOLVAir

Aziende piegate dal lockdown ma ora prevale la volontà di riaprire gli stabilimenti. Callieri (Federbeton): puntare sulle infrastrutture per rilanciare l’Italia

Pubblichiamo un articolo di Marco Morino, oggi su Edilizia e Territorio, sul riavvio faticoso della filiera del cemento e del calcestruzzo.

La filiera del cemento-calcestruzzo scalda i motori in vista della Fase 2. Il lockdown ha spento i forni da cemento, chiuso gli impianti e interrotto le attività, per permettere alle imprese di rispondere «con orgoglio e diligenza» alle prescrizioni a tutela della salute pubblica.

Numerosi cementifici sono fortemente radicati proprio in alcuni dei territori più colpiti dal Covid-19 (per esempio l’area di Bergamo, dove è attiva Italcementi). Un’interruzione di questo tipo non si verificava dall’ultimo conflitto bellico e ha prodotto effetti drammatici.

La filiera del cemento arriva alla vigilia della fase 2 stremata, con 800 imprese e 8mila posti di lavoro (il 25% del comparto) che rischiano di scomparire, ma anche con l’assoluta convinzione che senza imprese che forniscano il cemento e calcestruzzo non sarà possibile rispondere alle esigenze di un Paese che si affaccia alla ripartenza.

Lunedì 4 maggio, dunque, i cementifici hanno riaperto i cancelli e rimettendo in moto gli impianti, dopo aver recepito il protocollo sicurezza siglato lo scorso 24 aprile da Federbeton Confindustria e dalle organizzazioni sindacali di settore, «la cui implementazione e rispetto dovrà essere rigida e indeclinabile» afferma Roberto Callieri, presidente di Federbeton. «E ora – aggiunge Callieri – bisogna ripartire dalle infrastrutture, necessarie per il Paese e volano per l’economia.

La filiera del cemento-calcestruzzo è pronta a riaprire in sicurezza e ad alimentare una nuova stagione di lavori pubblici». In questo senso, il comparto rappresentato da Federbeton, con circa 30mila addetti, ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’eccellenza grazie allo sviluppo di materiali in grado di conferire alle opere sempre maggiori prestazioni in termini di durata e sicurezza ma anche di azione sul patrimonio esistente per ricostruire, proteggere, consolidare.

«La filiera – spiega Callieri – produce il materiale da costruzione che sta alla base della realizzazione delle infrastrutture di cui già oggi l’Italia ha un importante bisogno e che, in futuro, saranno fondamentali per rimettere in moto l’economia. Innovazione, sicurezza e sostenibilità sono le parole chiave di una filiera che potrà essere il volano per una nuova stagione di crescita, a cui guardare come orizzonte possibile».

Le proposte di Federbeton per la ripresa sono due: 1) estendere al maggior numero possibile di opere pubbliche il “modello Genova”, la cui efficacia è sotto gli occhi di tutti e può rappresentare il viatico per una gestione incisiva del periodo che seguirà al momento di stasi attuale; 2) semplificare le procedure per l’utilizzo di combustibili alternativi, consentendo così al comparto del cemento di contribuire in maniera più decisiva alla chiusura del ciclo dei rifiuti.

Prosegue Callieri: «Nonostante negli ultimi anni la crisi del mercato delle costruzioni non abbia allentato la propria morsa sul comparto del cemento e del calcestruzzo, le nostre imprese hanno continuato a investire in tecnologie innovative e sostenibili. Con l’obiettivo di consolidare le prospettive di business per la filiera e per mettere al servizio del Paese materiali sempre più sicuri, performanti e duraturi». Nel triennio 2016-2018, la filiera rappresentata da Federbeton ha investito oltre 90 milioni di euro in tecnologie a favore dell’ambiente.

Callieri chiude con un appello: «All’Italia serve, oggi più che mai, un poderoso piano di investimenti che consenta di completare e aggiornare il grande patrimonio infrastrutturale realizzato a partire dagli anni del Dopoguerra.

Occorre un rilancio delle infrastrutture, anticipando le risorse già stanziate a bilancio e facendo leva sul ruolo che può essere assolto da Cassa depositi e prestiti. Serve ripartire dalla programmazione strategica di un pool di grandi opere, realmente funzionali alla competitività del Paese, a cui faccia seguito una stagione di nuova infrastrutturazione al servizio dei territori e dei distretti produttivi.

Pensiamo che sia un obiettivo alla portata del sistema Italia, a patto di introdurre misure di semplificazione burocratica e un quadro certo, lineare e stabile di regole».