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La buca, il nemico nascosto della strada. Vediamo come difendere la nostra auto

Photo credit: Corriere Web

(come riportato da Renato Dainotto sul Corriere della Sera)

Freddo, pioggia e la manutenzione rallentata dal lungo «lockdown». In agguato danni alle gomme, alla trasmissione, alle sospensioni e perfino al motore nei casi peggiori

I pericoli per meteo e «lockdown»

Quest’anno il meteo strano, con una coda d’inverno fredda, si è sommato ai problemi di «lockdown» che hanno rallentato i lavori di manutenzione sulle strade. Poi la pioggia violenta dei primi giorni di giugno ha completato la miscela. Il risultato è ben visibile sulle strade di tutta Italia: buche, buche profonde, buche larghe. L’effetto per gli automobilisti può essere molto costoso: danni a gomme, trasmissione, sospensioni e persino al motore nei casi peggiori. Vediamo perché e come difendersi.

Gli pneumatici: i più esposti

Le gomme sono tutte nere e tonde e diamo per scontato che servano a «far tenere la strada» in curva e a far frenare l’auto. Verissimo, quella piccola porzione di battistrada che è in contatto con la superficie della strada ha proprio questi compiti. La gomma però è anche un grande, anzi il primo, ammortizzatore: con la sua elasticità pneumatica aiuta ad assorbire le asperità. Quando una ruota passa sopra o dentro una buca l’elemento dell’auto più sollecitato è lo pneumatico. La geometria ci insegna che maggiore è il diametro della ruota minore è la sollecitazione dell’impatto, tuttavia oggi gli pneumatici si sono evoluti in chiave sportiva: la spalla bassa delle ruote più aggressive ha un minore effetto di assorbimento e, se la velocità è elevata, l’impatto può far comprimere tutta la spalla sino a trasmettere direttamente l’energia dell’impatto al canale del cerchio. Gli effetti possono spaziare dal danno alla gomma (ernia), al taglio con immediato sgonfiamento dello pneumatico e il problema di cambiare la ruota se l’auto prevede quella di scorta. In caso di «tyrekit» non c’è alternativa al soccorso stradale. La gomma tagliata non può essere riparata e va sostituita: se non è nuova bisogna cambiare anche l’altra dello stesso asse. Se il cerchio non è troppo danneggiato può essere rettificato (sia in acciaio sia in lega), ma bisogna affidarsi a un esperto (gommista) per valutare l’integrità del pezzo e la fattibilità della riparazione che, di solito, costa tra i 25 e i 100 euro. Se l’impatto è meno violento i danni possono presentarsi in maniera subdola. Un cerchio leggermente deformato tende a innescare vibrazioni attraverso la scocca a velocità superiori ai 90 km/h. In questo caso la riparazione è quasi sempre fattibile. Lo pneumatico invece va analizzato con attenzione per verificare la presenza di crepe nelle spalle o di ernie (rigonfiamenti): sono entrambe deformazioni gravi che suggeriscono l’immediata sostituzione dello pneumatico che risulta a rischio di scoppio in velocità.

Sospensioni: se il volante vibra

Le ruote sono tenute in assetto di marcia da una complessa geometria di bracci che costituiscono le sospensioni. Queste articolazioni in metallo sono gli elementi che ricevono l’energia dell’impatto tra la ruota e la buca e la trasmettono alla scocca. Le sospensioni tipo McPherson, le più diffuse, sono abbastanza delicate perché l’ammortizzatore fa anche da montante della ruota: vuol dire che la ruota è appesa alla scocca tramite il gruppo molla/ammortizzatore e nell’impatto con la buca tutta l’energia che si sviluppa tende a piegare l’ammortizzatore che così non scorre del tutto e non riesce ad assorbire l’intero colpo. Se lo stelo dell’ammortizzatore flette eccessivamente, potrebbe restare deformato: l’auto così non molleggia correttamente riducendo la stabilità della vettura in curva e in frenata. Se un danno del genere si evidenziasse bisogna cambiare entrambi gli ammortizzatori dell’asse interessato dal problema. Gli ammortizzatori si cambiano sempre in coppia. Le auto con sospensioni multilink proteggono l’ammortizzatore che in queste vetture fa solo l’ammortizzatore e non ha compiti strutturali. Tuttavia i vari bracci sono collegati tra loro con giunti -silentblock- che si possono danneggiare causando rumorosità e facendo perdere l’esatta geometria della ruota rispetto al piano della strada aumentando l’usura delle gomme (spesso anche irregolare). Il volante ci può aiutare a capire se ci sono problemi. Se manifesta delle micro-vibrazioni in curva probabilmente ci sono problemi con gli ammortizzatori. Anche quando l’auto non va diritta da sola in rettilineo qualcosa è successo all’assetto. Altri punti deboli sono i due cuscinetti omocinetici collegati alle ruote che possono danneggiarsi e i tiranti della barra antirollio posizionati in verticale e molto sollecitati dalle asperità dell’asfalto, specie se l’impatto arriva in curva quando le ruote sono sterzate.

Il motore è l’ultimo a rischiare, ma…

Sembra impossibile eppure può capitare. Se le buche sono profonde e l’auto ci entra in pieno con una ruota può succedere che il fondo della vettura colpisca l’asfalto. E se la coppa dell’olio è esposta potrebbe creparsi e far fuoriuscire il lubrificante. Un danno molto pericoloso per il motore che senza l’olio si potrebbe danneggiare gravemente in pochi secondi. Per questo se l’impatto è stato tale da sentire l’auto grattare sulla strada e se proviene del fumo azzurro da sotto la vettura bisogna accostare e spegnere il motore. Solo dopo aver verificato che il motore non perde liquidi e che il livello dell’olio sia normale si può riprendere la marcia. Altrimenti serve il soccorso stradale per il traino della vettura in officina.

La carrozzeria: parafanghi esposti a impatti

Dopo un impatto violento con una buca a trascurare la situazione si può peggiorare il conto dei danni. Esempio: dopo l’impatto si è formata una grande ernia sulla gomma. La si trascura. Quando l’ernia dovesse cedere, la gomma potrebbe sgonfiarsi e deformarsi sino a perdere pezzi: questi potrebbero urtare nei passaruote e nei parafanghi procurando ammaccature e rigature. Il costo dei danni alla carrozzeria potrebbe superare largamente quello delle gomme. In caso di perdite di pressione, segalate anche dalla spia del cruscotto, bisogna rallentare subito e accostare in una piazzola sicura per procedere ai controlli, al cambio gomma o altrimenti aspettare il soccorso stradale.

Il pilota ci spiega come guidare

Come comportarsi al volante con le buche? Lo abbiamo chiesto a Fabio Babini, pilota professionista, già vincitore della 24 ore di Le Mans. «Le buche sono molto pericolose sia per i possibili danni diretti sia per quello che potrebbe succedere con una manovra di guida errata. L’ideale sarebbe schivare le buche, ma a volte può essere pericoloso. La prima cosa è imparare a guardare lungo per scorgerle in tempo e poter cambiare direzione senza fare manovre brusche. Per questo bisogna mantenere una buona distanza dalle vetture che precedono, in modo da avere una corretta visuale sulla strada. Scartare le buche si può fare ma occhio alla velocità. Una manovra brusca ad alta velocità potrebbe causare una sbandata: vedo la buca, giro il volante per evitarla e poi faccio fatica a rientrare sulla traiettoria ideale. Una eccessiva velocità potrebbe sbilanciare l’auto e farla persino scodare ed entrare in testa-coda. Ad alta velocità potrebbe essere meglio prendere la buca piuttosto che cercare di evitarla. Se, invece, decidete che ci siano le condizioni per evitarla, bisognerebbe fare così: prima della buca rallentare il più possibile, cambiare direzione a gas costante e quando si cerca di rientrare nella traiettoria accelerare leggermente. Così ci sono meno rischi di far perdere stabilità alla vettura. Infine, il buon senso viene sempre in aiuto. In presenza di strade in pessime condizioni di manutenzione ridurre la velocità abbassa i rischi di fare danni e dà maggiori possibilità di reagire davanti alle buche più profonde e schivarle. Un’altra buona norma di comportamento è non stare troppo in scia all’auto che precede: una buona distanza di sicurezza ci permetterà di scorgere le buche. Infine, se proprio non si riesce ad evitare la buca, almeno non freniamo violentemente mente ci passiamo sopra: rallentare si deve, ma bisogna farlo prima della buca per poi rilasciare il freno un attimo prima dell’impatto, per alleggerire l’avantreno e ridurre l’energia che si sviluppa dal contatto ruota/asperità». E se dopo l’impatto l’auto è strana meglio fermarsi in un posto riparato dal traffico e ispezionare cerchi e gomme: ci sono danni? Allora bisogna rivolgersi a un meccanico o a un gommista.

Danni, come farsi risarcire

Siamo finiti in una buca e abbiamo riportato dei danni. Ci sono delle possibilità per chiedere un risarcimento. Attenzione però deve trattarsi di una asperità non segnalata, se è presente la segnalazione del pericolo buche con limite di velocità ribassato non si può fare niente. In ogni caso è importante provare la presenza della buca e del danno. Prima di tutto facendo delle foto con il telefonino e poi chiamando la polizia locale o stradale per ottenere una verbalizzazione. Per dimostrare il danno subìto dalla automobile si può usare o il preventivo di un riparatore o la sua fattura. Con tutte le prove si può tentare la richiesta di risarcimento inviando una raccomandata a/r al proprietario o gestore della strada (Anas, Provincia o Comune) il più presto possibile e non oltre i cinque anni dal fatto. Nella raccomandata oltre alle proprie generalità bisogna descrivere cosa sia successo, quando e dove, che danno si è subito e allegare foto, preventivi, fatture e eventuale verbale di polizia.