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l business della guida autonoma: nel 2021 in Italia varrà il 30% in più

Photo credit: PianetaCellulare

(come riportato da Graziella Marino su La Repubblica)

Nel 2019 il mercato delle auto sempre più connesse valeva 1,2 miliardi di euro

Diventare sempre più connessa, autonoma, condivisa ed elettrica. E’ questo il percorso tracciato per l’automobile del futuro (sintetizzato dall’acronimo Case) e se il Coronavirus rallenterà la marcia nel 2020 non impedirà una ripartenza con il turbo nell’anno successivo. In particolare l’Italia vedrà nel 2021 una forte ripresa del mercato delle soluzioni per l’auto intelligente.

Secondo il Direttore dell’ Osservatorio Smart Car & Connected Car del Politecnico di Milano Giulio Salvadori, dopo il tracollo della domanda di auto nel 2020, ‘che inevitabilmente investirà anche i servizi di connettività, il prossimo anno ci saranno valori in crescita delle tecnologie digitali a bordo di almeno il 30% rispetto al 2020 e del 10-20% sul 2019’’, quando il mercato valeva 1,2 miliardi di euro.

Questa corsa alla connettività determinerà un drastico cambiamento anche ai modelli di business delle imprese. ‘’Nel breve termine – afferma Salvadori – grazie ai molti dati raccolti i costruttori potranno integrare la propria offerta con nuovi servizi di valore’’.

Dalla manutenzione predittiva basata sul monitoraggio dei componenti, alla prenotazione di ristoranti, fino ad una evoluzione verso logiche di pay-per-use o pay-per-performance. ‘’Un fenomeno in crescita – afferma il direttore dell’Osservatorio del Politecnico di Milano – è quello dei servizi ‘Over the air’ (OTA), che permettono di acquistare un pacchetto base con l’opzione però di accedere successivamente a nuove funzionalità a pagamento attivabili da remoto.

Penso che in tempi di post-Covid la richiesta di servizi OTA avrà un’impennata, anche perché dopo il lockdown l’utente vede la connettività ancora più importante’’.

Per la diffusione della guida autonoma, invece, ‘’bisognerà attendere tra 10-12 anni l’avvento dei robo-taxi. Anche se pure in questo caso il Covid, aumentando la richiesta di acquisti online, ha accelerato la spinta alla ‘dronizzazione’ della rete di trasposto per ‘l’ultimo miglio’, che si diffonderà tra 5-6 anni’’.

Intanto “a Milano è già partita la sperimentazione di YAPE”, un robottino a guida autonoma che può trasportare di tutto, dal cibo, alla corrispondenza, ai libri. ‘’I primi test di un’auto a guida autonoma sulle strade italiane invece sono stati autorizzati a Torino e Parma e bisognerà attendere altri 7-8 anni per la diffusione degli autobus a guida autonoma già in corso di sperimentazione in molte città”.

A Modena è attivo invece dal 2017 il progetto pubblico-privato Masa, primo laboratorio urbano nazionale ‘a cielo aperto’ per la sperimentazione delle tecnologie di guida autonoma. L’emergenza Covid ha spinto numerosi attori, pubblici e privati, a investire anche su tecnologie digitali a supporto della gestione della mobilità.

‘’Un esempio – afferma Salvadori – è quello della collaborazione tra il Mise e l’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) sul progetto ‘Smarter Italy’, che prevede un bando di 20 milioni di euro per lo sviluppo di nuove soluzioni di mobilità autonoma, intelligente e connessa e legate alla logistica dell’ultimo miglio.

Anche l’Anas ha messo sul piatto 1 miliardo di euro per trasformare 3 mila km di strade italiane entro il 2030 in Smart Road, capaci cioè di far dialogare i veicoli tra loro e con le infrastrutture stradali’’.

Molte città inoltre, grazie all’Internet of Things e all’intelligenza artificiale, stanno sperimentando lo smart parking, per creare una mappa dei parcheggi disponibili in tempo reale. ‘’A Milano per esempio – afferma Salvadori –  se tutti i parcheggi utilizzassero questo servizio, si risparmierebbero 77 ore all’anno nella ricerca del posto auto, nonchè 45.000 tonnellate di CO2.

Inoltre il gestore del parcheggio si ripagherebbe l’investimento tecnologico iniziale in 2 anni’’. Il problema però è che queste iniziative sono a totale discrezione dei singoli Comuni, mentre per accelerare il processo di innovazione, precisa Salvadori, ‘’ci vorrebbe un respiro nazionale. Almeno delle linee guida, e non solo per la scelta del progetto ma anche per la valutazione dei fornitori’’.